21/01/2022

Perché in tempi di incertezza si accumula liquidità

La News

A fronte delle turbolenze con cui si è concluso il 2021 gli investitori si stanno domandando quale approccio sia più congruo utilizzare per i propri investimenti.

Il Professor Paolo Legrenzi, consulente di Gam Investments, evidenzia come durante i periodi di incertezza, come quelli attuali, i risparmiatori scelgono di non scegliere tenendo, quindi, liquidità parcheggiata in banca. Il professore evidenzia come sia diffuso questo modus operandi. Per cercare di comprendere le motivazioni alla base di questa “non scelta”

 

Spesso si inizia a risparmiare e a investire con un processo accrescitivo che tende ad aggiungere risorse per diventare, o più spesso credere di diventare, sempre meno vulnerabile. Il risparmiatore, quindi, sceglie gli investimenti che crede più efficienti alla luce di quelli precedenti. Questa metodologia, però, comporta spesso un effetto di “path dependency”, cioè si continua per una certa via proprio perché quel sentiero era stato imboccato in precedenza. Una volta scartate le alternative queste non vengono più prese in considerazione in seguito.

 

Il professore propone di esaminare i trend recenti nel campo delle scelte di investimento con un metodo sottrattivo usando come criterio il rapporto rischio/ rendimento dove a meno sicurezza, oggettiva o soggettiva, corrisponde più rendimento. Che il rischio sia oggettivo oppure soltanto soggettivo è molto importante data la tendenza nota a preoccuparsi per pericoli che non sono tali. La logica “sottrattiva” mostra che il segreto negli investimenti consiste nello scegliere inizialmente la allocazione più conveniente sui tempi lunghi tra varie possibilità. In seguito, evitate di fare troppe scelte perché è probabile incappare in errori. Cosa succede se in sede di scelta non ci si domanda se l’investimento sia o non sia razionale o efficace?

Se si cerca il massimo rischio abbinato al massimo rendimento la scelta ricadrebbe sui private-equity (PE) e cioè gli investimenti in beni non quotati sui mercati. Per contestualizzare Legrenzi ricorda che, nel corso del 2021, le società PE hanno globalmente firmato circa 1.300 accordi (il doppio rispetto al 2011). Si tratta di beni illiquidi e che quindi rendono di più. In effetti si calcola che i PE nel corso del 2021 abbiano avuto rendimenti più alti delle azioni del Nord America che hanno reso in euro, a 1-5-10 anni, rispettivamente il 35%, il 14% e il 15% (al

18.12.21).  I PE, in genere, vengono affiancati ai mercati azionari quotati, così come fanno molti fondi sovrani. Ovviamente detenere molti beni non quotati implica un rischio di liquidità, che peraltro si riduce nel tempo perché con il passare del tempo diventa più facile vendere questi beni. Essi sono rischiosi dato che non è sempre detto che mantengano il loro valore anche perché la forte concorrenza tra le varie società di PE ne ha fatto aumentare il valore. Attualmente il “dry power”, e cioè l’ammontare di soldi affidati ai fondi PE non ancora spesi, ha raggiunto la cifra record di 3.3 trilioni di dollari.

Il professore propone, quindi, di sottraete ai rendimenti dei PE il rischio di illiquidità. Quindi si avrà meno rischio (e meno rendimento). Ci si troverebbe, quindi, un gradino più sotto a livello dei rendimenti dei mercati azionari. Anche questi sono caratterizzati da incertezza dovuta all’oscillare del loro valore e quindi godono di un “premio al rischio” (“premio all’in- certezza” invece che risk premium) rispetto a forme di investimento considerate meno rischiose.

Sottraendo ulteriormente il presunto rischio si passa dal rendimento del reddito fisso a quello degli immobili. Purtroppo, a fronte di questa presunta assenza di rischio, gli immobili negli ultimi dieci anni non hanno reso nulla dato che, a differenza dei mercati appena citati, si tratta di un mercato locale, cioè quasi esclusivamente italiano, e l’Italia nel frattempo è purtroppo diventata nel suo complesso un paese più povero e con sempre meno figli.

 

Un gradino ancora più basso, nella sottrazione del rischio/rendimento, c’è liquidità detenuta sui conti correnti o impiegate a brevissimo termine. Questa non riesce a compensare l’erosione di valore dovuta all’inflazione e quindi non solo la liquidità non rende nulla ma, se calcolata a prezzi reali, perde di valore. Quindi, quello che è ritenuto il massimo della sicurezza, e cioè la non scelta, finisce per far perdere inesorabilmente soldi.

 

Legrenzi consiglia ai risparmiatori di attenersi fedelmente al principio della sottrazione delle scelte. Purtroppo non tutti lo fanno perché questa metodologia è anti-intuitiva: quello che sembra pericoloso col tempo diventa sempre meno rischioso. Ad ogni modo non bisogna operare con il “fai da te”.

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