17/09/2021

Formazione e innovazione per far crescere l’economia

di Max Malandra

La News

L’economia reale è e deve essere tra le priorità di governi e asset manager per i prossimi anni, soprattutto alla luce di quanto successo nel corso degli ultimi due anni.

Ne è convinto Emanuele Negro, Executive Director di Goldman Sachs Asset Management, che spiega la sua view nell’ambito della conferenza tenuta dalla società al Salone del Risparmio 2021 “Le professioni di domani non esistono ancora: prepariamoci ad un nuovo mondo!”.

“Il tema dell’economia reale è il percorso che abbiamo scelto e su cui puntiamo, principalmente per due ragioni - spiega Negro – Il post emergenza sanitaria in tutto il mondo ha evidenziato come l’economia reale debba essere sempre più protagonista ed essere un punto di riferimento di fondamentale importanza. In secondo luogo ci piace pensare che l’intera industria del gestito funga da ponte, attingendo risorse finanziarie da risparmiatori e investitori con l’obiettivo di traghettarle verso l’economia reale per fare da propulsore a ripresa economica. A tutto questo aggiungerei la necessità fondamentale di far emergere la capacità delle imprese di innovare e quella di formazione delle prossime generazioni”.

 

Il tema della formazione, che costituisce il leitmotiv della conferenza è infatti centrale: secondo diversi studi del World Economic Forum e di altri think tank mondiali, ben il 60% delle professioni che ci saranno tra 20 anni ora non esistono ancora.

Sì, perché l’evoluzione economica sta diventando sempre più veloce e frenetica. Lo ha delineato chiaramente Marco Taisch del Politecnico di Milano e Presidente di MADE Competence Center: “La quarta rivoluzione industriale è quella che stiamo vivendo ora e ci costringe a rivedere il modo in cui le imprese fanno innovazione. Rispetto alla terza (quella di internet) è stata velocissima, sono passati poco più di 20 anni.

Si tratta quindi di una evoluzione esponenziale, considerando che tra la prima e la seconda rivoluzione trascorsero quasi 100 anni. Inoltre, in questa, a differenza delle volte precedenti, ci siamo trovati ad avere tecnologie digitali (big data, cloud, iot) che si sono sviluppate indipendentemente tra loro ma che sono arrivate più o meno contemporaneamente, creando quindi un vortice di innovazione”.

 

“Abbiamo la necessità e l’obbligo di seguire tutte queste evoluzioni perché serve per aggiornare le nostre conoscenze e aggiungere queste competenze al nostro percorso di vita – interviene Negro – A livello di industria del gestito, dato che la costruzione di portafogli può ormai essere fatta secondo le nuove possibilità e attività, e questo rende anche il mondo finanziario sempre più complesso. Ma più in generale la capacità di discernere questa ondata di cambiamento e trarne un beneficio consente alle economie di trarne profitto ed essere quindi sostenibili economicamente nel tempo”.

 

E l’Italia in tutto questo appare ancora molto indietro. Il Paese è al 24esimo posto (tra i 27 dell’Unione) nelle competenze digitali della popolazione. E rende quindi sempre più complicato attuare quella rivoluzione digitale necessaria per l’evoluzione del Paese.

Una crescita che passa anche per la progressiva “robotizazione” delle attività industriali e dei servizi. Un tema su cui Taisch insiste, facendo presente come Germania e Corea del Sud siano i due Paesi con il più alto tasso di robot per numero di abitanti e al tempo stesso tra quelli con la disoccupazione più bassa. Chiaro segno che rende quindi insussistenti le critiche luddiste all’automazione sempre più spinta, che anzi è quella che avvia il circolo virtuoso in grado di allargare i mercati di riferimento di produzioni e servizi di queste economie, generando quindi ricadute positive.

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