03/05/2021

Emergenti: le prospettive per gli investitori

di Advisor Professional

La News

La crescita mondiale, secondo le ultime stime del Fondo monetario internazionale (FMI), appare in miglioramento, con il Pil globale in crescita del 6% nel 2021, in rialzo dello 0,5% rispetto alle stime di gennaio. Addentrandosi nei numeri ci si accorge che i Paesi avanzati cresceranno del 5,1% mentre i Paesi emergenti del 6,7%, ma solo grazie alle performance della Cina (+8,4%) e dell’India (+12,5%).


Gli analisti di Pictet AM evidenziano come l’unico Paese al mondo in cui, nel medio periodo, il livello stimato del PIL sarà superiore alle stime pre-Covid19 sono gli Stati Uniti. Le economie emergenti, invece, faranno registrare una perdita totale di ricchezza, rispetto alle stime pre-pandemia, del 4-8% di PIL anche se alcuni Stati, soprattutto asiatici, sono stati capaci di gestire molto bene la pandemia e le loro economie ne stanno beneficiando.

 

Il gap tra paesi sviluppati e paesi emergenti è, quindi, evidente. Secondo le previsioni, quando molti Paesi sviluppati raggiungeranno l’immunità di gregge, e riapriranno le loro economie, alcuni Paesi emergenti staranno solo cominciando a vaccinare su larga scala. È ancora all’ordine del giorno “l’intreccio” tra America e Cina. La prima ha un’economia trainata dai consumi, anche di prodotti importati, principalmente proprio dalla CinaLa seconda presenta un’economia che marcia speditamente, con un Pil a +18,3% nel primo trimestre 2021, sostenuta dalla produzione industriale e dalle esportazioni.

 

Sul versante Emergenti, nel 2020 questi mercati sono arrivati a contribuire per il 50% al PIL globale e questa percentuale potrebbe crescere fino al 57% entro il 2030. Dalla casa di gestione evidenziano come gli strumenti di investimento dei mercati emergenti abbiano un alto potenziale di rendimento, ma sono soggetti spesso a brusche correzioni, che tendono a scoraggiare gli investitori. Un altro elemento da considerare – proseguono da Pictet AM - è la grande dispersione di performance tra i mercati emergenti.


Negli ultimi dieci anni, infatti, tra le asset class che hanno fatto meglio e quelle che hanno fatto peggio c’è stata una differenza media del 30%, con picchi del 50-60%. Questo anche a causa dell'ampia varietà di attività finanziarie, spesso non correlate tra di loro. La ripresa dei mercati emergenti ha, però, due problematiche: la stretta, più rapida del previsto, delle condizioni finanziarie cinesi (che limiterebbe le ricadute positive della Cina sul resto dei Paesi emergenti) e il rafforzamento del dollaro americano.