Alla base della maggior parte delle discussioni contro il mercato libero vi è una mancanza di credenza nella libertà stessa. Milton Friedman
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14/03/2019

Hai il DNA imprenditoriale?

di Advisor Professional

La News

Quella dell’imprenditore è una figura storicamente intricata. Le sue abilità, così come le responsabilità che ne derivano, sono fumose, tanto che se chiedeste ai vostri amici di elencarvele ricevereste risposte mutevoli. In ambito economico viene definito imprenditore colui che, detenendo i fattori produttivi, li sfrutta per sviluppare nuovi prodotti, presidiare nuovi mercati o far nascere nuovi mezzi di produzione, col fine ultimo di  creare nuova ricchezza e valore sotto forma di beni e servizi utili alla società.

 

Da Cantillon…

L’interesse verso questa figura è cresciuto col tempo, tanto che dalla metà del Settecento in poi ha iniziato ad interessarsene anche la letteratura. Fu Richard Cantillon, economista e banchiere irlandese, a pubblicare, nel 1755, uno dei primi saggi sul ruolo dell’imprenditore “L'Essai sur la nature du commerce en général”. Secondo l’autore l’elemento distintivo dell’attività imprenditoriale è il rischio. Il motivo? Semplice, egli acquista risorse conoscendo i prezzi d’acquisto ma senza sapere a quali prezzi riuscirà a rivenderle. Detto in altre parole conosce i costi ma non i ricavi. Al rischio si lega la seconda caratteristica peculiare dell’imprenditore: l’ansia di guadagnare. Tale sentimento, spiega Cantillon, spingerebbe l’imprenditore a ricorrere ad ogni mezzo, lecito o illecito, per ottenere buoni profitti. L’economista conclude sostenendo che le proprietà degli imprenditori sono talmente specifiche da poter suddividere la popolazione in due classi: imprenditori e salariati.

 

…A Baudeau, Gioia e Say

Con Nicolas Baudeau, teologo, economista e giornalista francese anche la dottrina fisiocratica riconobbe uno specifico ruolo alla classe imprenditoriale nell'attività economica: in particolare, chiaramente, in quella agricola. Secondo il francese l'imprenditore "non era affatto un salariato del proprietario", ma il "proprietario del raccolto", essendo colui che "metteva in atto le migliorie, correva i rischi e affrontava tutte le fatiche e le incertezze". Ed è proprio quest’ultimo inciso a tracciare il solco rispetto a Cantillon: l'imprenditore, adesso, non è più solo un “sopportatore di rischi” ma anche un “miglioratore”, un innovatore insomma.

Gli spunti sul tema valicarono le Alpi con Melchiorre Gioia, lo studioso piacentino considera gli "intraprenditori" come delle vie di mezzo, degli "agenti intermedi" tra proprietari/capitalisti da una parte e operai dall'altra.

Dopo essere rimbalzata in Italia la palla è tornata in mano al francese Jean-Baptiste Say, industriale ed economista del primo Ottocento. Questi fu il primo ad evidenziare il ruolo manageriale dell'imprenditore. Say non confondeva  la funzione di fornire capitale a un'impresa con quella di sovrintendere, dirigere e controllare la produzione. E proprio queste ultime funzioni dovevano essere svolte dall'imprenditore: un uomo caratterizzato da giudizio, perseveranza, e ardimento. Sono queste le qualità che lo avrebbero portato a "sfidare quella specie d'incertezza che avvolge l'esito di tutte le imprese umane": l'essenza della sua attività consisteva nel "mettere in atto" tutte le operazioni indispensabili alla "creazione dei prodotti" per il consumo.

 

 

…Fino a Schumpeter

Nonostante il prezioso contributo degli studiosi citati bisognerà aspettare il nuovo secolo, ed in particolare la figura di ] Joseph A. Schumpeter, per giungere ad una definizione corretta dell’imprenditore. Secondo l’economista austriaco la vera differenza tra capitalista e imprenditore emerge quando le attività di management portano alla realizzazione di cose nuove. Il termine è volutamente generico perché indica una moltitudine di attività: dalla creazione di nuovi prodotti da lanciare, all’instaurazione di nuovi rapporti commerciali, sino all’introduzione di una nuova organizzazione aziendale, o, ancora, al presidio di nuovi mercati, poco cambia, solo chi gestisce questo genere di attività può essere considerato un imprenditore.
 

 

Il caso Escher

Il minimo comun denominatore degli studi che abbiamo analizzato è uno: gli imprenditori rendono possibile il progresso. Di questo è convinto il team di Credit Suisse, che aggiunge “(gli imprenditori) hanno la visione e il coraggio per sfidare lo status quo”. La casa svizzera crede fortemente in questa figura anche per una questione di “parentela”. Parentela? Sì, perché il fondatore di Credit Suisse,  Alfred Escher, fu un vero e proprio pioniere. Aveva lo spirito imprenditoriale nel DNA. Tale DNA è stato tramandato anche alla società svizzera, da sempre al fianco di individui e società con l’obiettivo di aiutarli a realizzare i propri obiettivi imprenditoriali.

 

E tu? Hai anche tu un DNA imprenditoriale?

 

 

 

 

 

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