Quando si tratta di denaro, non devi mai essere il primo a parlare di cifre. Sceicco Ahmad Zaki Yamani
avatar

15/03/2019

3 (+1) punti di non ritorno climatici che non si possono più ignorare

di Advisor Professional

La News

Si parla spesso di cambiamenti climatici irreversibili e di "punti di non ritorno" oltre ai quali nulla potrà essere come prima, ma nel concreto cosa si intende e, soprattutto, che implicazioni possono avere a livello politico sociale ed economico? 

Analizzano la situazione gli esperti di Morgan Stanley IM, evidenziando in particolare 3 (+1) ambiti in cui già oggi ci stiamo avvicinando a punti di non ritorno ovvero  a soglie critiche che, una volta superate, potrebbero accelerare il ritmo del cambiamento e che comunque non possono essere ignorate.  
 

Queste soglie di criticità, contrariamente a quanto si può essere portati a credere, non si stanno manifestando solo nel campo ambientale, ma anche in ambito politico, sociale, economico e degli investimenti.


1) Punto di non ritorno politico

Ci stiamo avvicinando sempre di più al punto di non ritorno politico. Il suo raggiungimento sarà cruciale se si vogliono mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Recentemente, per fortuna o purtroppo, una serie di rapporti ha attirato l’attenzione fornendo previsioni aggiornate e poco rassicuranti:
a) Un rapporto IPCC1 del 2018 indica che la minaccia del cambiamento climatico è tanto importante e tanto immediata da lasciarci appena 12 anni di tempo per adottare cambiamenti senza precedenti al fine di limitare il riscaldamento globale entro la barra degli 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Oltre questo livello, si prevedono ripercussioni estese e catastrofiche.

b) Il rapporto UNEP “The Emissions Gap Report 2018” ha evidenziato che “vi è un divario enorme tra l’entità degli interventi da effettuare e le azioni che stiamo effettivamente intraprendendo per evitare livelli pericolosi di cambiamenti climatici2”.

Sorge, dunque spontanea la seguente domanda: come sta reagendo la politica?

Finora, molti governi e politici hanno ampiamente ignorato le proprie responsabilità che imponevano loro di affrontare in modo proattivo la sfida del cambiamento climatico. Affermano, tuttavia, gli esperti di MSIM:

"Riteniamo che le crescenti pressioni esercitate da organismi quali le Nazioni Unite, nonché da cittadini meglio informati adesso ci stiano facendo avanzare verso un altro punto di non ritorno, che segnerebbe una svolta nei comportamenti e nelle priorità."


2) Punto di non ritorno sociale

Più ampia e articolata è l'analisi dei risvolti sociali che il cambiamento climatico può avere nel medio periodo.

Nello svilupparla partiamo da una domanda: e se non facessimo nulla?

Le conseguenze dell’inattività sono potenzialmente gravi secondo Morgan Stanley IM: inondazioni, siccità, incendi, uragani, tormente e le estati più calde in assoluto stanno già facendo aumentare i tassi di mortalità e provocando enormi danni alle industrie e alla popolazione. 
Ciò potrebbe esacerbare le tensioni sociali, generare ulteriori attriti e intensificare la polarizzazione all’interno della società con ripercussioni sproporzionate su diverse regioni e diversi segmenti della popolazione. I Mercati Emergenti, che hanno meno capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, saranno i più penalizzati.

A questi aspetti vanno aggiunte le ulteriori complessità derivanti dalle divisioni sociali. 
Ignorare il problema del cambiamento climatico può portare a proteste interventiste. Allo stesso tempo, occuparsi del cambiamento climatico può provocare difficoltà che possono generare proteste, come il movimento dei “gilet gialli”. L’inattività può ritardare brevemente l’instabilità, ma il cambiamento climatico alla fine farà aumentare comunque le sofferenze, i rifugiati climatici e l’instabilità sociale.


3) Punto di non ritorno economico

Per quanto riguarda l'aspetto economico può essere interessante partire dal seguente assunto:

"Per molti versi il futuro è già arrivato quando si tratta di punti di non ritorno economici. Il costo dell’energia rinnovabile è sceso drasticamente in molte parti del mondo. Negli Stati Uniti le energie solare ed eolica costano rispettivamente 54 e 51 dollari per megawatt l’ora che in questo momento sono prezzi competitivi rispetto al carbone venduto a 66 dollari per megawatt l’ora. Entrambe costano meno di un terzo del nucleare (174 per megawatt l'ora), sebbene per il momento il gas continui a restare la fonte di energia meno costosa."

Se, dunque, il futuro è sempre più vicino cosa manca per raggiungere il punto di non ritorno?

Secondo gli esperti di Morgan Stanley IM la risposta è chiara: un impegno reale dei governi nel dirottare una parte consistente degli investimenti in direzione delle energie rinnovabili.

Un ruolo di rilievo in questo senso è ricoperto dai progressi tecnologici associati alle energie rinnovabili. 
Il numero di veicoli elettrici (EV), che stanno diventando più economici, è in aumento e al contempo vi è un’offerta più ampia. Questi hanno una maggiore efficienza energetica e pertanto emettono meno gas a effetto serra rispetto ai motori a combustione interna, anche se la fonte di energia elettrica proviene da combustibili fossili. Utilizzano, però, batterie, che hanno una bassa densità energetica e sono pesanti.
Per gli impieghi in cui si richiede un’elevata densità energetica, come nel caso dei camion, d'altra parte, l’idrogeno ha le potenzialità per emergere come tecnologia complementare.

 

+1) E gli investitori?

Dal momento che questi punti di non ritorno politici, sociali ed economici determinano forti cambiamenti nei settori dell’energia e automobilistico, la domanda cambia e ci si chiede “come dovrebbero reagire gli investitori”.

Il numero di coloro che si pongono tale quesito è sufficiente a spingere i mercati verso un quarto punto di non ritorno: la domanda degli investitori. Negli ultimi anni, secondo  Morgan Stanley IM, gli investitori hanno richiesto in misura sempre rescente una maggiore integrazione delle valutazioni ambientali, sociali e di governance (i cosiddetti fattori ESG) nei propri investimenti.

Del resto è fuori discussione che i problemi correlati al cambiamento climatico possano far aumentare l’incertezza politica e avere ripercussioni sull’asset allocation complessiva di un portafoglio. Gli investitori devono prendere in considerazione questo fattore durante il processo di asset allocation.

Concludono, perciò, gli esperti di Morgan Stanley IM affermando:

"Riteniamo che nell’ambito dei vari settori valga la pena fare delle differenze tra le società. Una delle soluzioni che abbiamo trovato per affrontare questo problema, preservando al contempo la diversificazione globale, è quella di rimanere neutrali rispetto ai vari settori. A tal fine, manteniamo i pesi settoriali in linea con quelli degli indici azionari che seguiamo, ma nell’ambito di tali settori, orientiamo le esposizioni dei nostri portafogli verso società più compatibili con criteri ESG integrati e con punteggi più elevati."

 

 

 

CONTENUTI CORRELATI:
  • Asset class a due velocità: quanto dureranno?
    14/03/2019 Asset class a due velocità: quanto dureranno? Dalle analisi del team di Ethenea risulta difficile comprendere l'attuale ottimismo dei mercati azionari, con il DAX che ha guadagnato il 9,06% e l'S&P 500 l'11,08% dall'inizio del 2019. Il "buonumore" durerà a lungo?
  • Nordea AM: la gamma  ESG STARS ora ha una stella in più
    13/03/2019 Nordea AM: la gamma ESG STARS ora ha una stella in più Costruito grazie al successo dei fondi azionari STARS, il Nordea 1 – European Corporate Stars Bond Fund (il “Fondo”) rappresenta un nuova soluzione di NAM, questa volta nell'ambito del fixed income.
  • Sei un bruco o una farfalla?
    13/03/2019 Sei un bruco o una farfalla? La nostra quotidianità sta cambiando, il modo in cui ci muoviamo, lavoriamo e interagiamo con il prossimo è stato pesantemente condizionato dai progressi tecnologici. In tale scenario possono essere individuate due categorie di individui: i bruchi, poco avvezzi al cambiamento, e le farfalle, in grado di cogliere le opportunità che derivano da questa metamorfosi digitale. A quale appartieni?
DALLO STESSO PARTNER:
  • prospettiva.jpg
    20/05/2019 Morgan Stanley IM: il punto sul futuro advisorprofessional L'estate è ormai alle porte. Con la Fed e le principali banche centrali intente ad estendere il ciclo economico quali saranno i prodotti su cui puntare con più decisione? Scoprilo nel video a cura di Morgan Stanley IM.
  • Rifugio.jpg
    07/05/2019 Da Morgan Stanley IM un rifugio di fine ciclo a prova di bomba advisorprofessional Vi sono solo due modi per perdere denaro nel mercato azionario: se crollano gli utili o se crollano i multipli. La brutta notizia è che oggi sono entrambi a rischio, spiegano gli esperti di Morgan Stanley IM, urge dunque un rifugio di fine ciclo a prova...
  • Grattacieli.jpg
    06/05/2019 Morgan Stanley IM: ottimismo giustificato? advisorprofessional Stando al consenso attuale, una stretta troppo aggressiva da parte della Federal Reserve (Fed) statunitense e la sospensione degli stimoli da parte di altre banche centrali non sono più scenari da temere. A onor del vero, solo la Fed ha dichiarato inequivocabilmente di non avere in programma alcuna mossa di allentamento: la banca centrale si considera effettivamente in posizione attendista. Secondo il team di Morgan Stanley IM, il rompicapo è proprio questo. I mercati scontano un ottimismo forse eccessivo nei confronti della Fed, ritenendo troppo alte le probabilità che l’istituto possa effettivamente abbassare i tassi. Come muoversi allora?
  • MSIM_480x320.jpg
    30/04/2019 Investire in Europa: come, dove e perché advisorprofessional Il contesto macroeconomico contro cui scommettiamo in Europa può essere assimilato ad una nave molto lenta. La sottoperformance relativa dell'economia nel 2018 è stata accompagnata da un contesto di politica monetaria relativamente stabile, con tassi di interesse rimasti su livelli negativi per qualche tempo. Uno sguardo al resto dell'anno, d'altra parte, ci impone di considerare che alcuni fattori negativi del 2018 stanno invertendo rotta. Quali fattori monitorare dunque se intende investire in Europa? Dove reperire le opportunità di investimento più interessanti nel Vecchio Continente?