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11/02/2019

"Paura": dalla storia alla finanza, storia di un sentimento irrazionale

di Advisor Professional

La News

La paura ci ha sempre “accompagnato”

 

Nella lezione n°303, Paolo Legrenzi affronta il tema della paura. Da dove nasce questo sentimento e quali sono le sue ripercussioni nel rapporto consulente-cliente? L’esperto di GAM Investments evidenzia come la storia dello studio della paura abbia origini lontane:

 

  1. Jean Delumeau, nel suo erudito “La paura in Occidente” (Saggiatore, 2018), mostra come, secoli fa, gli eventi temuti erano quelli improvvisi e impressionanti. Si aveva paura dell’insolito e delle sue conseguenze reali o, più spesso, immaginarie.
  2. Alcune date contano più di altre. Parlando di “paura” e della sua evoluzione un anno di svolta fu il 1622. John Graunt, commerciante inventivo e geniale, studia i dati e inventa la “speranza di vita”. Consideriamo 100 neonati: quanti arrivano a vivere sino a 6 anni? 64. Quanti a 16? 40. E la sequenza continua: a 26, 25; a 36, 16; a 46, 10; a 56, 6; a 66, 3; a 76 solo uno. Un londinese aveva 10 probabilità su 100 di arrivare a 46 anni e una sola di arrivare a 76. Graunt intuisce un criterio generale per mettere in relazione la speranza di vita di una popolazione con il timore di morire di un singolo. Scrive Legrenzi di GAM Investments:

 

“Da questa idea a quella di registrare frequenze e costi di eventuali guai il passo è breve e nascono le assicurazioni. La raccolta delle informazioni all’inizio era informale. Chi tornava a Londra andava al caffè di Edward Lloyd in Tower Street e raccontava come erano andati i suoi viaggi”.

 

A quel punto l’intuizione di Lloyd fu brillante: pubblicare regolarmente un bollettino con i guai successi su tutte le rotte, la loro frequenza e entità. Per la prima volta nella storia dell’umanità i timori per l’incertezza del futuro si trasformarono in rischi calcolabili. Un razionalista potrebbe pensare che da allora sia nata una perfetta coincidenze tra timori e rischi. Giusto? E invece no, nonostante molti pericoli fossero stati valutati, calcolati, ridimensionati e resi “inoffensivi” tramite le assicurazioni, questa razionalizzazione del pensiero non avvenne.

 

…E continua a farlo

 

Si ma quello accadeva secoli fa, ora le cose sono cambiate, penseranno in molti. Tutt’altro, i giorni d’oggi, caratterizzati dalla presenza dilagante dei media hanno condotto ad un aumento della distanza tra paure soggettive e frequenze oggettive dei pericoli. Da un lato, spiega l’esperto di GAM Investments, i rischi di fenomeni impressionanti e improvvisi sono molto sopravvalutati (terrorismo e criminalità), dall’altro i rischi che lavorano sotto traccia sono sottovalutati perché non ne vediamo né sentiamo gli effetti (riscaldamento globale e malattie cardiache). Le emozioni vanno a ruota, sempre sbagliate per eccesso o per difetto. Si tratta sicuramente di un tema interessante, ma come si lega con il mondo della finanza e con il rapporto tra consulente finanziario e cliente? Procediamo per gradi. In finanza l’indice che misura la volatilità è ormai da tempo considerato il riferimento più adeguato per stimare in campo finanziario quella che nel gergo comune chiamiamo “paura”. Ciò detto il criterio più razionale per non avere paura è il differenziale di rendimento tra il mercato azionario e il bond decennale del Tesoro Usa. Esso è da più di un decennio a favore del “rischio” invece che dall’assenza di rischio del decennale…Cosa significa? Che i clienti impauriti che scelgono di disinvestire o di investire i loro risparmi unicamente in obbligazioni commettono degli errori, spinti dalla paura. Non hanno una visione d'insieme nè tantomeno di lungo periodo, e abbiamo visto nei paragrafi precedenti che è perfettamente comprensibile. Le persone tendono a vedere il fuscello negli occhi altrui e a trascurare la trave che li acceca. Ecco perché l’aiuto di un consulente è così fondamentale: permette di vedere le cose non dal nostro punto di vista ma da una prospettiva più generale. Inoltre un consulente ci permette di evitare la trappola del tempo, e cioè di pensare sui tempi lunghi e attraversare impunemente le piccole “V” a rovescio che hanno costellato l’ultimo decennio.

 

 

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