30/09/2022

Idrogeno, la prossima frontiera degli investimenti

La News

Da una parte c’è la volontà di affidarsi sempre più a energie rinnovabili, ma dall’altra le sanzioni alla Russia e il conflitto con l’Ucraina stanno spingendo verso la riapertura delle centrali a carbone, l’estensione del ciclo di vita delle centrali nucleari, il potenziamento delle importazioni di gas.

Del resto la dipendenza del Vecchio Continente dalle fonti fossili rimane elevata: l’anno scorso il gas russo rappresentava il 45% delle importazioni di gas dell’UE.

 

Insomma, la transizione nel breve sembra arretrare anziché avanzare. Al tempo stesso, però, il riscaldamento del nostro pianeta avanza a ritmi allarmanti e, alla luce del rapido aumento delle temperature nella regione artica, gli scienziati hanno innalzato al 50% la probabilità di superare la soglia di 1,5°C nei prossimi cinque anni.

In tutto questo si innesta il piano per l’indipendenza energetica: a maggio la Commissione Europea ha annunciato il piano REPowerEU che mira a potenziare la produzione di idrogeno verde.

 

“L'idrogeno è complementare alla corrente elettrica in virtù della sua convertibilità: infatti può essere trasformato in corrente elettrica e riconvertito in idrogeno – spiega Holger Frey, Senior Portfolio Manager di Credit Suisse AM - Il piano REPowerEU punta alla produzione locale di 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2025 e a un'infrastruttura totale di 20 milioni di tonnellate di idrogeno verde all'anno entro il 2030, importazioni incluse.

Mentre l'UE stima investimenti totali dell'ordine di 300 miliardi per il piano nel suo complesso, i costi dell'infrastruttura primaria dell'idrogeno dovrebbero aggirarsi sui 28-38 miliardi per i gasdotti interni all'UE e sui 6-11 miliardi per lo stoccaggio”.

 

Attualmente circa il 95% della fornitura di idrogeno a livello mondiale è rappresentata dall'idrogeno grigio (che però presenta un'impronta di carbonio considerevole e non compatibile con un modello a zero emissioni nette), ma ora, accanto a REPowerEU, si stanno muovendo anche i giganti dell’oil.

 

“A giugno 2022 BP ha acquisito una partecipazione del 40,5% in uno dei principali progetti di energia pulita, che mira a fornire 1,6 milioni di tonnellate di idrogeno verde o 9 milioni di tonnellate di ammoniaca verde all'anno dall'Australia a mercati chiave come la Corea del Sud e il Giappone - prosegue il gestore di Credit Suisse - Con una mossa simile, Total Energies ha annunciato una joint venture con il miliardario indiano Gautam Adani, con l'intento di realizzare nei prossimi 10 anni investimenti per 50 miliardi di dollari nella produzione di idrogeno verde”.

 

Alla luce del recente episodio di rialzi energetici e volatilità dei prezzi, molte imprese industriali in Europa si chiedono come potranno affrontare simili rincari in futuro.

“Nel prossimo decennio, la produzione di massa totalmente automatizzata degli elettrolizzatori dovrebbe ridurre le spese d'investimento del 35-65%, rendendo possibile entro il 2040 la produzione di idrogeno al di sotto dei USD 2/kg nella maggior parte dei mercati.

Questo a fronte degli attuali EUR 5-7 al chilo e EUR 1-1,50 al chilo per l'idrogeno grigio ricavato dal gas naturale prima dei recenti aumenti dei prezzi”.

 

Nonostante i vantaggi dell'idrogeno, l'industria si trova ad affrontare sfide logistiche nell'ottica di un'adozione su vasta scala, ad esempio l'ammodernamento della rete di gasdotti a causa della maggiore corrosività dell'idrogeno.

“Se l'Europa prenderà sul serio il piano REPowerEU, l'industria dell'idrogeno verde, attualmente ai suoi primi passi, metterà a segno un considerevole progresso - conclude Frey - Inoltre, gli investimenti annunciati dai colossi del petrolio e del gas lasciano presagire che finalmente la produzione su larga scala dell'idrogeno verde potrebbe diventare realtà”.

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