28/09/2022

Tecnologia: scegliere i titoli disruptive

La News

Dai massimi storici, il settore della tecnologia ha registrato un sell off generalizzato e probabilmente indiscriminato.

Il mercato ha infatti scontato anticipatamente tassi di interesse più elevati che hanno pesato molto nel calcolo dell’attualizzazione dei cash flow futuri, riducendo quindi la valutazione attuale dei titoli.

 

Gli investitori si stanno cioè ritarando su un contesto economico in cui il capitale preso a prestito non è gratuito, l’inflazione elevata e persistente e l’appetito degli investitori è passato da “crescita a qualsiasi prezzo” a “redditività a breve termine”.

L’economia sta subendo un ampio cambiamento, con la trasformazione digitale che sta modificando il modo in cui le società operano e investono.

 

A detta di Brook Dane e Sung Cho, portfolio manager del team Fundamental Equity di Goldman Sachs Asset Management la domanda di innovazione tecnologica non è ciclica bensì  secolare e che quindi gli investimenti da parte delle aziende proseguiranno in quanto aiutano queste ultime a massimizzare l’efficienza.

“Una ricerca di Morgan Stanley tra i CIO ha rivelato come i budget siano stimati in crescita del 4,5%, contro una media degli ultimi 10 anni del 4,1%. Pensiamo che gli upgrade dei software guideranno queste spese, con cloud computing, cybersecurity e digital transformation nella lista delle priorità degli investimenti” evidenziano gli esperti.

 

Non va dimenticato che la domanda per prodotti e servizi innovativi o “necessari” è in realtà meno discrezionale e soprattutto meno elastica di quella per altri beni.

Come nel caso della cyber security: evitare gli impatti reputazionali e finanziari di un attacco hacker è un chiaro esempio della necessità di una serie di investimenti che sono ineludibili.

 

Avere prodotti innovativi aiuta le società a giustificare prezzi più alti e soprattutto a stabilire il proprio pricing power”, un tema che, proseguono i portfolio manager, si può rilevare anche tra i maggiori produttori di chip che, nonostante l’incremento dei costi, hanno saputo aumentare i propri margini trasferendo gli aumenti sui clienti: “la necessità di semiconduttori in tutti i settori, dalle auto ai data center, è insaziabile e la domanda continuerà a essere sostenuta con la crescente digitalizzazione del mondo”.

 

Selezionare titoli del settore tecnologico che hanno i venti a favore risulta quindi indispensabile per poter cogliere i trend rialzisti di alcune tematiche economiche e industriali.

“Crediamo che il contesto attuale evidenzi l’importanza per gestori attivi, da una parte, di essere selettivi attraverso un approccio fondamentale, e dall’altra, di costruire portafogli allineati ai temi di crescita secolare - proseguono da GS Asset Management - Questo significa investire in business con bilanci robusti, alti margini, forti flussi di cassa e bassa leva e che siano ben posizionati per fronteggiare tassi di interesse crescenti e costi in ascesa”.

 

Del resto, negli ultimi 10 anni i titoli “disruptive” hanno sovraperformato quelli destinati a essere “disrupted” del 411%: più di metà dei titoli che componevano l’indice S&P500 30 anni fa non esistono più (perché decadute o acquisite) e attualmente, nelle stime di Goldman Sachs Asset Management, il 70% dei 500 titoli dell’S&P è a rischio “disruption”.

 

I fondamentali del tech rimarranno robusti e la domanda continuerà a crescere” concludono gli esperti, che aggiungono “puntiamo a posizionare i nostri clienti dal lato giusto della disruption investendo nei leader della tecnologia di domani”.

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