22/09/2022

Fed aggressiva, non teme un atterraggio duro

La News

Federal Reserve sempre hawkish. Certo, si è rimasti nel solco della “nuova tradizione” con un nuovo incremento di 75 basis point e non c’è stato un incremento di 100 basis point come i più pessimisti sui mercati temevano, ma i toni non hanno lasciato adito a dubbi.

“La Fed è determinata a inasprire le condizioni monetarie a un ritmo ancora più rapido e che prevede di mantenere i tassi a un livello restrittivo più a lungo - conferma Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Investments - I messaggi piuttosto aggressivi dei "dots" e della conferenza stampa miravano a dissipare la percezione del mercato secondo cui la Fed potrebbe rinunciare a mantenere i tassi alti a lungo per i timori di una recessione.

Tuttavia, la banca centrale riconosce anche che l'elevata probabilità di un atterraggio duro, anche con una recessione, è il male minore rispetto al fatto che l'inflazione si radica nelle aspettative da una posizione meno aggressiva. Un'azione ritardata sarebbe alla fine molto più dolorosa”.

 

E in previsione ci sono nuovi incrementi, entro l’anno per 125 basis point anche se il governatore Jerome Powell ha evidenziato che un numero significativo di membri del FOMC si accontenterebbe di “solo” un punto percentuale.

Senza contare che nel 2023 vi sarebbe un ulteriore aumento di 25 punti base, anziché il taglio di quasi 50 prezzato dal mercato prima degli annunci di Powell.

 

“Entro la fine del 2025 il tasso di policy dovrebbe essere di circa 40 basis superiore a quello neutro, nonostante l'evidente rischio per la crescita di un periodo così prolungato di politica monetaria restrittiva - sintetizza l’economista di Generali Investments - Il rallentamento dell'economia e l'impatto della stretta monetaria hanno portato a un significativo declassamento delle proiezioni di crescita.

Nel 2023 il PIL del quarto trimestre sarebbe solo dell'1,2% superiore rispetto a un anno prima. La crescita rimarrà al di sotto della tendenza almeno fino al 2025 e il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare di 0,7 punti percentuali entro un paio d'anni: due condizioni necessarie per riportare l'inflazione al 2%.

Scenario che, comunque, non si presenterà prima del 2025, nelle proiezioni del FOMC.

Si pensa infatti che l'inflazione sarà più persistente rispetto a quanto previsto a giugno, con un tasso di riferimento superiore al 2% entro fine 2024”.

 

Alla banca centrale statunitense sono quindi convinti di riuscire a gestire gli aumenti dei tassi di interesse senza colpire troppo il mercato del lavoro.

Powel ha ribadito infatti che è possibile ridurre nuove posizioni occupazionali dagli attuali livelli ai massimi storici senza innescare licenziamenti considerevoli, grazie anche al fatto che le aspettative di inflazione rimangono sostanzialmente ancorate e che l'attenuarsi degli choc negativi dell'offerta, ad esempio quello relativo alle catene di approvvigionamento, contribuirà a ridurre l'inflazione.

 

Invece, c’è molta meno fiducia nella possibilità di evitare un hard landing. Powell ha affermato che esiste una probabilità molto alta che la crescita rimanga al di sotto del trend per un periodo sostanziale.

“Solo con prove molto convincenti che l'inflazione si sta dirigendo costantemente verso l'obiettivo, la Fed inizierà ad allentare la politica - conclude Zangheri - Rivedremo la nostra previsione di tassi al 4% entro fine anno.

Tuttavia, le prospettive internazionali in rapido deterioramento e la decelerazione dell'economia si riveleranno una sfida molto dura per la determinazione della Fed di spingere i tassi a livelli mai visti dalla metà del 2000 e mantenerli lì per almeno un anno”.

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