08/08/2022

Cina ed Emergenti: dove investire

La News

“Per chi investe nei mercati emergenti, la Cina è semplicemente troppo grande per essere ignorata, a prescindere dal sentiment prevalente” mette in chiaro Michael Bourke, Portfolio Manager, Emerging Markets di M&G Investments.

L’azionario cinese nell’ultimo anno ha regalato ben poche soddisfazioni agli investitori, ma non è comunque un’area da trascurare.

 

“Nel 2022, le banche dei mercati emergenti hanno sovraperformato l’indice dei beni voluttuari - spiega Bourke - Anche se non evidente nell’immediato, molte delle mega-cap Internet cinesi rientrano nella categoria dei beni voluttuari. Intanto l’indice EM Value, sulla scia del de-rating conseguente ai picchi di valutazione di febbraio 2021, contiene molte delle società in precedenza fortemente concentrate nell’indice EM Growth”.

 

Una situazione che rende chiaro perché focalizzarsi sulla dicotomia Value/Growth sia semplicistico e fuorviante.

Illuminante è il caso di Alibaba e Samsung Electronics che, a fine marzo, costituivano rispettivamente il 3,9% e il 3,7% dell’indice MSCI EM Value. Al tempo stesso, però, rappresentavano anche il 2,1% e il 2,7% dell’indice MSCI EM Growth.

 

Dove muoversi quindi nel Paese? “Quest’anno, la Cina è stata sicuramente evitata da molti investitori ma, il nostro istinto a muoverci in controtendenza, ci ha portato a guardare oltre le notizie negative sulle restrizioni causate dal Covid-19 e sul rallentamento dell’economia, e a cercare investimenti promettenti nel Paese.

A nostro avviso, le valutazioni sul mercato azionario cinese erano diventate estremamente basse. La recente inversione di rotta della Cina, verso la fine del secondo trimestre, è stata alimentata da un insieme molto ristretto di grandi titoli Internet, tra cui Alibaba, e deve ancora estendersi al mercato in generale.

Ciò induce a chiedersi se si tratti di un rally del settore tecnologico o di un rally del mercato cinese.

Qualora il sentiment degli investitori nei confronti delle prospettive per la Cina continui a migliorare, crediamo che alcune delle nostre posizioni cinesi in altri settori siano destinate a beneficiarne”.

 

E tra gli altri Paesi emergenti? “Riteniamo che l’America Latina possa beneficiare del fenomeno del near-shoring che consiste nel riposizionare le catene di fornitura in aree più prossime, come stanno facendo le imprese statunitensi.

Ne osserviamo gli effetti nella domanda esuberante e nell’assenza di locali sfitti nel segmento degli immobili industriali nella regione settentrionale del Messico, per esempio. L’interesse per gli asset latino americani è stato dimostrato anche dalla seconda maggiore vendita di titoli al mondo nel 2022:

La privatizzazione della utility brasiliana Eletrobras, un’operazione da 6,5 miliardi di dollari USA, per cui sono pervenute richieste di sottoscrizione ampiamente superiori alla disponibilità. Una indubbia manifestazione di interesse in quest’area.

Negli ultimi 30 anni, l’America Latina ha beneficiato solo marginalmente della globalizzazione e sembra che ciò possa cambiare.

Dopo l’eliminazione della Russia dagli indici dei mercati emergenti a causa dell’invasione dell’Ucraina e alla luce delle preoccupazioni geopolitiche e per la crescita in Cina, l’America Latina può indubbiamente diventare un porto sicuro nella tempesta globale.

Apprezziamo le dinamiche e troviamo opportunità di investimento interessanti nella regione”.

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