30/11/2021

Opportunità e rischi all’orizzonte per Morgan Stanley IM

di Advisor Professional

La News

Ci sono alcuni fattori da monitorare nei prossimi mesi. Li riassume Domenico Siniscalco, Vice Chairman e Head of Government Coverage EMEA di Morgan Stanley, nel recente webinar dedicato all’outlook globale (che si può rivedere qui).

 

“La crescita delle economie globali si mantiene sostenuta e anche l’Italia non è da meno, con un incremento che le ultime stime danno vicino al +7%, anche se è da mettere in conto un rallentamento nel corso degli ultimi mesi del 2021 a causa delle ben note strozzature nella logistica dell’offerta e della recrudescenza del Covid. Inoltre non va dimenticato che quest’anno dovrebbero finire le norme temporanee di sospensione delle regole di austerity nell’Unione Europea: chiaramente non si può ritornare a queste regole visto che nel frattempo è cambiato tutto, ma rimarrà comunque un tema di discussione dei governi. Infine il tema dell’inflazione, che rimane comunque “diversa” tra UE e Stati Uniti: negli Usa è dovuta al surriscaldamento dell’economia, quindi il tapering prima e l’aumento dei tassi sono le due mosse anticipate dalla Federal Reserve per calmierare la situazione. In Europa invece non c’è surriscaldamento, quindi a mio giudizio è probabile che l’inflazione sia transitoria”.

 

A inquadrare meglio da un punto di vista tattico lo scenario di mercato ci ha pensato poi Andrew Harmstone, responsabile del team Global Balanced Risk Control.

 

“Stiamo assistendo a un rallentamento nel Q3 degli utili aziendali e questo comporta uno scenario più complicato per il prossimo anno. Il superamento dell’impasse negli Stati Uniti sul tetto del debito e la successiva mancanza di segnali negativi da parte delle banche centrali ci hanno però indotto a incrementare il rischio, pur mantenendo un posizionamento cauto. È da notare un fatto importante: le notizie positive apportano poco sul mercato, mentre quelle negative incidono molto di più. Questo significa che le aspettative del mercato sono molto alte e difficili da soddisfare”.

 

In tutto questo si inseriscono i problemi legati all’offerta con i vari colli di bottiglia, dalle materie prime ai chip, che però difficilmente secondo Harmstone si risistemeranno prima della seconda metà del 2022. “La riapertura ha spinto la domanda di beni e consumi, mentre la pandemia ha portato a un forte rallentamento nell’attività dei porti e della logistica in genere. Un combinato disposto che ha portato inflazione e difficoltà nelle economie”.

 

Un tema tattico da seguire è il Giappone. “Si tratta di un mercato interessante, anche se serve un catalizzatore che porti a una sovraperformance duratura - conferma il Managing Director di Morgan Stanley IM - Una copertura vaccinale più solida dovrebbe garantire l’economia, inoltre i liberal democratici hanno mantenuto la maggioranza in Parlamento. Infine l’aumento dei prezzi delle materie prime e il calo dell’export hanno fatto peggiorare la bilancia commerciale del Paese, mettendo pressione sullo yen. Per ora, i benefici dell’export dovuti a una valuta più debole non si sono ancora visti, tuttavia l’allentamento dei ritardi delle filiere di approvvigionamento sarà cruciale per aggiungere valore e il Giappone migliorerà le proprie prospettive in maniera significativa”.

 

E i rischi? “Vediamo tre rischi di breve termine e tre che invece potrebbero protrarsi per il 2022. Tra i primi vi sono la possibilità di maggiore volatilità dei mercati se la Fed decidesse un atteggiamento più aggressivo in tema di tapering e di rialzo dei tassi; poi la persistenza dei ritardi e delle tensioni sulle filiere; infine il tema del tetto del debito Usa che andrà alzato prima della scadenza di dicembre. I rischi del prossimo anno riguardano invece l’inflazione (se il rally delle materie prime continuasse mettendo nuova pressione sui prezzi, le banche centrali si troverebbero a dover reagire rischiando un nuovo scenario di stagflazione), la geopolitica (nuove tensioni Usa-Cina tornerebbero a mettere in fibrillazione i mercati) e infine l’Antitrust, visto che le discussioni in corso sulle modifiche della regolamentazione rappresentano un rischio soprattutto per i principali titoli growth”.

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