Disruptor e Incumbent: i titoli dello Europe Opportunity di Morgan Stanley IM

05/10/2021

Disruptor e Incumbent: i titoli dello Europe Opportunity di Morgan Stanley IM

di Max Malandra

La News

“Deteniamo un insieme concentrato di titoli, ad oggi 26 titoli, e i primi 10 dei quali valgono da soli oltre metà del portafoglio.

Il nostro obiettivo è quello di individuare società di massima qualità con capacità di crescita ed elevato ROIC, rimanendo al tempo stesso allineati con gli interessi clienti: tutta la parte variabile del mio stipendio è infatti investita nel fondo”.

Così Wendy Wang, co-gestore di MS INVF Europe Opportunity Fund e membro del team Global Opportunity di Morgan Stanley IM, che ha spiegato la filosofia di gestione in un recente webinar (che si può rivedere qui).

 

“La linea guida del fondo è quella del cambiamento dirompente. Abbiamo infatti due categorie di titoli in portafoglio in cui investiamo: i disruptor, cioè le aziende che portano il cambiamento, e gli incumbent, vale a dire le aziende in grado di far fronte al cambiamento”.

L’Europa, spiega, è prevalentemente una regione di incumbent più che di disruptor (anche se comunque ve ne sono anche nel Vecchio Continente): si tratta di società di alta qualità in grado di adeguarsi attivamente ai cambiamenti e di cavalcarli.

 

Attualmente, dei 26 titoli in portafoglio, 18 sono classificati dal team come incumbent, mentre gli altri otto sono disruptor. Sono tre le categorie di incumbent nella view dei gestori del fondo.

Per cominciare, troviamo i leader nei mercati di nicchia con una crescita secolare, forti barriere all’ingresso e bassa concorrenza. Un esempio è Rightmove, il più grande portale immobiliare del Regno Unito, con quota di mercato del 70% e potere di fissazione dei prezzi. Un altro esempio è rappresentato dalla svedese Vitrolife, leader nella fecondazione in vitro, altro settore che beneficia di una crescita secolare.

Una seconda categoria include gli incumbent che aggregano settori frammentati. Un esempio è DSV, che opera nel trasporto merci, ed è diventata oggi una delle più grandi aziende di trasporto e logistica del mondo. Attualmente detiene una quota di mercato di circa il 3%, in un settore in cui i primi 10 al mondo hanno quote ben più ampie: ha ancora ampi margini di miglioramento, anche sfruttando virtuosi processi di aggregazione.

La terza categoria è costituita dai marchi europei del settore dei beni di consumo. I “marchi iconici” in cui il team investe attraggono nuovi consumatori grazie a novità e innovazioni e beneficiano dei consumi in Asia e soprattutto in Cina. Gli esempi? Hermes di sicuro, ma anche Adidas e Puma.

 

Wendy ricorda poi le caratteristiche ricercate nelle società disruptor.

In primo luogo, devono essere società gestite da fondatori visionari, con un’ottica di lungo periodo (proprio come il fondo). Inoltre, il fondatore deve avere ambizioni di crescita pluriennale ed extra-europea (necessaria per poter crescere). Infine, la società deve mostrare potenziale di crescita dimensionale, rendimenti elevati e incrementali e robusti flussi di cassa.

Un esempio è dato dalla tedesca HelloFresh, che fornisce kit per la preparazione dei pasti: ha il 70% del mercato globale, ma solo l’1% del mercato online del food. Si tratta quindi di un leader che sfrutta la dimensione di scala.

Un altro esempio è Spotify: opera nello streaming audio, ma ha il potenziale per rivoluzionare non solo lo streaming di musica ma anche il modo stesso di fruire dei contenuti audio e poter così cambiare il rapporto con le case discografiche.

 

E l’Italia? “L’Italia ha aziende di alta qualità - conclude il gestore – E ci sono due incumbent italiani in portafoglio: Campari e Moncler.

Moncler potrebbe anche essere considerato disruptor per la capacità del suo AD di far diventare globali i marchi di lusso italiani. Con Stone Island si è anche aperta alla crescita internazionale con nuovi marchi.

Campari ha invece una gamma unica di consumi di alcolici di prossima generazione, aventi meno alcol e calorie. I marchi sono ottimi e ha capacità di espandersi, soprattutto in Asia. Infine, ha un management molto internazionale”.

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