27/07/2021

La sindrome cinese aleggia sui mercati

di Advisor Professional

La News

“Nella seconda metà dell’anno non saranno decisivi solo gli Stati Uniti, la crescita del PIL cinese è stata al di sotto delle attese e il governo è impegnato nel difficile esercizio di garantire la crescita e nello stesso tempo evitare rischi finanziari”. Lo rivela Carlo Benetti, market specialist di GAM Investments.

 

“L’andamento dell’economia americana detta il passo dell’economia globale ma gli Stati Uniti non sono più soli, le dinamiche della crescita globale dipendono anche dall’altra grande economia che si affaccia sulla sponda opposta dell’oceano, non l’Atlantico, il Pacifico. È la Cina che, in una sorta di schema “first in, first out” nell’emergenza Covid-19, ha guidato il resto del mondo sulla curva della ripresa”, sottolinea Benetti. “Nel 2021 la grande potenza orientale potrebbe mettere a segno un surplus record della bilancia commerciale, relegando la guerra commerciale con Trump nell’album dei ricordi”.

 

“Gli ultimi dati sul PIL fanno pensare positivo per la seconda parte dell’anno. Nel lungo periodo l’investimento nel mercato azionario cinese presenta almeno quattro punti di forza: resistenza ciclica, dimostrata nella reazione alla pandemia, crescita “premium”, ovvero tassi di aumento della ricchezza ineguagliati in nessuna altra area o paese, miglioramento della sostenibilità e qualità della crescita e valutazioni interessanti”, afferma Benetti.

 

Nel breve termine, i gestori di GAM Investments individuano opportunità di investimento in tre aree: la digitalizzazione, che resta un fattore centrale nella crescita economica del paese; la transizione ambientale, il Piano Quinquennale del 2021 mette molta enfasi sul traguardo della “carbon neutrality” per il 2060 e, di conseguenza, sugli enormi investimenti necessari per portare le energie rinnovabili a principale fonte energetica del paese e infine, il fattore demografico, la percentuale di persone con più di 65 anni di età sul totale della popolazione, oggi sopra il 17%, è destinata a crescere.

 

“Nella seconda metà dell’anno non saranno decisivi solo gli Stati Uniti. Continueremo ad osservare con attenzione il mercato del lavoro e l’inflazione americani ma non perdiamo d’occhio le dinamiche del credito in Cina, lo sviluppo tecnologico, gli investimenti “green””, puntualizza Benetti che aggiunge “saranno importanti anche le relazioni con gli Stati Uniti, avversario strategico ma prezioso partner commerciale. I rapporti tra i due paesi restano freddi, probabilmente sarà la diplomazia del pragmatismo ad avere la meglio, con forme di collaborazione e cooperazione in ambiti di mutuo interesse, un passo avanti rispetto allo stile dell’amministrazione Trump. Forse si può dire lo stesso dell’economia, i tempi della crescita impetuosa sono finiti, d’ora in avanti lo sviluppo economico sarà anche in Cina come nei paesi occidentali, irregolare e sconnesso”.

 

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