14/05/2021

Uno sguardo ai catalizzatori dei mercati azionari

di Advisor Professional

La News

I mercati azionari hanno beneficiato del calo dei tassi d’interesse architettato dalle banche centrali e degli enormi pacchetti di aiuti governativi, che ne hanno spinto le valutazioni a nuovi record ventennali. Poiché l’obiettivo di queste misure di sostegno è preservare i posti di lavoro e ripristinare la crescita, il risultato sarà un incremento degli utili aziendali. In tal senso, secondo l’analisi di BNP Paribas AM, sembra che il testimone di ulteriore catalizzatore del mercato sia ormai passato proprio ai risultati societari.

 

“Per quanto gli stimoli multimiliardari messi in campo dagli USA giustifichino le speranze di un forte aumento dei profitti, si teme che un eventuale incremento fiscale finisca per limitare la crescita degli utili. Il tutto in un periodo in cui le valutazioni sono elevate non solo negli USA, ma pressoché in qualunque mercato”, ha spiegato Christophe Moulin, head of multi asset di BNP Paribas AM. “Sebbene i bassi tassi d’interesse e l’inflazione garantiscano un premio di valutazione sulle medie storiche, una normalizzazione sembra alquanto probabile”.

 

“A fungere da catalizzatori potrebbero essere il surriscaldamento dell’economia statunitense e un’impennata delle aspettative inflazionistiche, che potrebbero provocare un incremento dei tassi di riferimento”, ha precisato l’esperto. “Un’altra eventualità è che l’inasprimento fiscale finisca per occupare una parte più consistente dei piani del governo Biden, ostacolando quindi il sentiment degli investitori e la crescita dei profitti aziendali”.

 

“Le ottime performance e le valutazioni elevate delle azioni statunitensi hanno spinto alcuni investitori a considerare l’idea di spostarsi verso i titoli europei per sfruttare le prossime occasioni legate alla riapertura. Al momento siamo sovrappesati in azioni americane (value), ma la situazione potrebbe cambiare radicalmente in vista di un aumento dei tassi d’interesse e dell’imposizione fiscale, a fronte di valutazioni tuttora favorevoli per l’Europa. Ci aspettiamo che le azioni dei mercati emergenti batteranno quelle dei paesi sviluppati grazie alla loro natura ciclica, all’affievolimento delle tensioni commerciali fra USA e Cina e all’indebolimento del dollaro”, ha sottolineato l’esperto.

 

Le prospettive sull’inflazione sono un altro tema molto importante. A nostro avviso, il cosiddetto “tapering” inizierà entro il primo trimestre del prossimo anno, con un aumento dei tassi di riferimento a seguire entro il 2024. Via via che il mercato sconterà questo inasprimento, anche i tassi rettificati per l’inflazione dovrebbero salire. Ecco perché raccomandiamo prudenza in termini di duration”, ha dichiarato Moulin che ha aggiunto “intravediamo un ulteriore potenziale di rialzo anche nei rendimenti obbligazionari dell’Eurozona a medio termine, ma preferiamo aspettare livelli di accesso migliori per ristabilire posizioni corte. Possediamo un’esposizione lunga anche nel debito in valute locali dei mercati emergenti, dove gli spread di rendimento potrebbero verosimilmente contrarsi e le divise apprezzarsi a fronte di nuove pressioni sul dollaro dovute alla sua elevata valutazione e alla prospettiva di un’accelerazione della crescita al di fuori del paese”.