26/02/2021

Azionario, l’influenza delle banche centrali

di Advisor Professional

La News

Dopo lo shock provocato dalla pandemia di Covid-19, le misure di contenimento stanno avendo un enorme impatto sull’economia, e gli effetti a lungo termine saranno profondi. In questo periodo caratterizzato dall’incertezza, le banche centrali hanno avuto un ruolo fondamentale, fornendo all'economia mondiale l'ossigeno di cui aveva bisogno. Éric Mijot, Head of Developed Markets Strategy Research di Amundi AM, ha analizzato in che modo le banche centrali stanno influenzando i mercati azionari, ora che i tassi di interesse sono precipitati dai massimi record ai minimi record degli ultimi 40 anni.

 

Mijot sottolinea che “esiste una relazione speciale tra i mercati azionari e le banche centrali. La differenza consiste nel fatto che le banche centrali svolgono un ruolo guida in materia di tassi di interesse e hanno quindi il potere di influenzare l’economia. Le banche centrali influenzano i mercati azionari in diverse maniere. Innanzitutto, possono intervenire direttamente acquistando per esempio degli ETF. Questa pratica ha avuto l’effetto di supportare i mercati azionari e di ridurre al contempo la volatilità. Le banche centrali possono anche influenzare i mercati azionari indirettamente, tramite i tassi di riferimento e i programmi di acquisto dei titoli di Stato o delle obbligazioni societarie. Inoltre, svolgono anche il ruolo di “prestatrici di ultima istanza” garantendo la liquidità in caso di crisi e quindi riportando la calma. In occasione della crisi causata dal Covid-19 hanno agito preventivamente, e i loro massicci interventi sono stati nuovamente decisivi come evidenziato dalla reazione nettamente positiva dei mercati azionari, senza precedenti in termini di portata e rapidità. Non dobbiamo però dimenticarci che anche le banche centrali compiono degli “errori”, in particolare alle estremità dei cicli. Il rialzo dei tassi di interesse operati dalla Fed, ha fatto da contraltare agli stimoli fiscali decisi da Donald Trump, scelta inedita alla fine di un ciclo”.

 

Secondo lo strategist di Amundi AM, l’inflazione finirà per risalire, ma potrebbe volerci del tempo. “La divergenza a cui assistiamo oggi, con i mercati azionari che continuano a salire anche se è appena iniziato un nuovo ciclo, è piuttosto atipica e può essere attribuita al basso livello dei tassi di interessi, a sua volta eccezionale. Tuttavia, ci sono anche differenze con questo periodo a livello settoriale o di fattori. Il rapporto delle valutazioni tra value e growth non è mai stato tanto alto. Lo stesso fenomeno lo si ritrova a livello settoriale: ad esempio c’è una divergenza estrema in termini di performance all’interno del settore tecnologico USA e le banche europee. Questo trend è stato aggravato dalla pandemia, che ha favorito i titoli tecnologici e trascinato ancora più al ribasso i bancari”.

 

Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro e quali sono i rischi a cui andiamo in contro?La prossima grande fase sarà pro-ciclica”, spiega Mijot. “La natura della crisi attuale è senza precedenti. Supponendo che si esaurisca grazie a un farmaco o a un vaccino, assisteremo verosimilmente a una forte ripresa dei consumi e dell’economia in generale, che a sua volta dovrebbe favorire i titoli ciclici, le obbligazioni a bassa capitalizzazione e persino il fattore value che ha raggiunto i massimi storici nel suo gap di valutazione con i titoli growth”, aggiunge l’esperto.

 

 

La banca centrale rimane un pilastro fondamentale quando si tratta di capire i futuri trend dei mercati azionari, che secondo l’esperto, dovrebbero rimanere rialzisti anche l’anno prossimo. Ciò nonostante, non mancheranno i rischi. La determinazione delle banche centrali verrà probabilmente messa alla prova non appena emergeranno i primi segnali di inflazione. Inoltre, non si può ancora escludere un fallimento delle politiche di stimoli e di reflazione. Infine, i bassi tassi di interesse fanno parte della soluzione, ma rappresentano anche un sintomo del problema.

 

Per concludere, secondo Mijot, le banche centrali, che hanno ora il compito di aiutare i governi a dare impulso alla crescita e a stimolare le aspettative d’inflazione, vedono evolvere il loro ruolo. La Fed e le altre banche centrali dovranno essere estremamente prudenti quando verrà il momento. Se agiranno effettivamente in ritardo, come hanno detto di voler fare, e ci sarà un rally dei mercati azionari, si potrà ritenere che le banche centrali e i governi abbiano vinto questa ultima battaglia contro la deflazione. In caso contrario, avremo l’ennesimo esempio di “errore” di politica monetaria. Fino ad allora, i mercati azionari faranno bene a concentrarsi sulle small e sui titoli ciclici in generale, includendo gradualmente lo stile value ma mantenendo una preferenza per l’approccio quality.