26/01/2021

Le conseguenze di Brexit nel panorama finanziario

di Advisor Professional

La News

L’accordo per sancire (forse) la fine della “saga” Brexit è stato firmato, ma quanto ha impattato sul settore finanziario? E’ troppo presto per percepirne le conseguenze sui mercati? A rispondere a queste, e ad altre domande ha pensato Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea.

 

"Per decenni Londra è stata considerata il centro del trading azionario transnazionale. Con Brexit e la fine del periodo di transizione, sembra non essere più così".

La Aquis Exchange, la seconda piattaforma di trading per le azioni europee del Regno Unito, ha dichiarato che all’inizio di gennaio il 99,6% delle negoziazioni è stato effettuato attraverso la piattaforma gemella di Parigi. Lo stesso è stato riferito dalla Cboe Global Markets, Inc. evidenzia Schmidt.

 

Secondi gli ultimi dati, solo nel primo giorno di trading dell’anno, circa 6 miliardi di euro sono stati spostati da Londra all’Europa continentale. spiega Schmidt. "Non solo il Ministero delle Finanze britannico di conseguenza perde il gettito fiscale, ma – sottolinea il Portfolio Manager - è ragionevole supporre che in futuro le società preferiranno quotare le loro attività nel mercato comunitario per beneficiare di condizioni di trading più fluide e senza intoppi."

 

I problemi pare stiano diventando sempre più evidenti.

"Da un lato, i piccoli commercianti al dettaglio e le aziende di trasporto si stanno lamentando della crescente burocrazia e dell’aumento di scartoffie che questo comporta" afferma l’esperto di Ethenea. "Ci sono testimonianze di code alla frontiera, di camion che vengono respinti e di catene di approvvigionamento che stanno collassando. Molte società di trasporto hanno provvisoriamente sospeso le consegne."

Ma anche le grandi aziende sembrano essere state colte alla sprovvista dalle incertezze e sembrano non essere adeguatamente preparate.

"Affinché le merci possano beneficiare del trattamento duty-free è necessario dimostrarne la provenienza dall’Unione Europea o dal Regno Unito,” spiega Schmidt. Tuttavia, se queste fossero importate nel Regno Unito e successivamente esportate nell’Unione Europea (con poca o nessuna ulteriore lavorazione) si applicherebbero i dazi doganali.

 

"Per questo motivo, in futuro, le aziende si troveranno di fronte alla scelta di pagare gli oneri doganali o di riorganizzare le loro catene di approvvigionamento in modo che i magazzini possano essere riforniti senza dover coinvolgere le strutture britanniche. Quest’ultima sarà una sfida enorme soprattutto per le piccole e medie imprese” spiega Schmidt.

 

Dalla casa di gestione suggeriscono, quindi, flessibilità e diversificazione in tutti i settori per essere pronti in caso di eventuali futuri sviluppi.