10/08/2020

Gestire le obbligazioni IG nel portafoglio

di Advisor Professional

La News

Con i rendimenti dei governativi prossimi allo zero, il comparto dei bond sopcietari “investment grade” è tra i pochissimi relativamente sicuri a fornire ancora yield. E forse anche capital gain, se i rendimenti si ridurranno ancora per effetto degli acquisti degli operatori finanziari e delle banche centrali.

“I differenziali di credito del segmento investment grade di Europa (139 punti base al 14 luglio 2020) e Stati Uniti (150 pb) sono tornati in prossimità delle rispettive medie a 10 anni, ma offrono ancora un certo potenziale di contrazione poiché restano al di sopra delle medie quinquennali e molto al di sopra dei minimi degli ultimi 10 e 20 anni” confermano Tim Winstone e James Briggs, portfolio manager di Janus Henderson Investors.

 

I rendimenti delle obbligazioni corporate corrispondono in pratica alla somma del rendimento del titolo di Stato di scadenza equivalente e dello spread che esprime il premio per il rischio di credito associato all'obbligazione (perdite per default attese e non attese), il premio di illiquidità e altri fattori (come il regime fiscale dei titoli di credito o la possibilità dei mutuatari di rimborsare anticipatamente un'obbligazione).

 

Il fatto di puntare su obbligazioni con merito di credito investment grade consente di ridurre la probabilità di default.

“In media, solo lo 0,49% delle obbligazioni con rating A ha fatto default dopo cinque anni - spiegano i due gestori - Le occorrenze di insolvenza dei bond di fascia BBB fanno aumentare il tasso di default cumulativo del segmento IG nel medesimo periodo allo 0,90%. Il segmento speculativo (sub-investment grade) del mercato presenta invece un tasso di insolvenza cumulativo del 14,55% su cinque anni. Possiamo quindi dedurre che i default in ambito corporate riguardano principalmente le obbligazioni di qualità inferiore”.

 

 

Certo, si tratta di dati medi, che variano a seconda delle condizioni macroeconomiche: ad esempio, il tasso di insolvenza cumulativo dei titoli IG globali a 5 anni ha raggiunto un massimo del 2,39% all'inizio del 1998. Nei successivi cinque anni abbiamo assistito all'esplosione della bolla delle dotcom, agli attacchi terroristici dell'11 settembre e all'inizio della guerra in Iraq.

 

Alla luce dell'attuale sconvolgimento economico e dell'incertezza per il futuro, probabilmente andremo incontro a un aumento degli eventi creditizi negativi, anche se il sostegno concreto delle banche centrali potrebbe mitigare notevolmente questo scenario avverso. 

“Una minaccia più immediata per le obbligazioni potrebbe essere il declassamento a un livello inferiore a investment grade in ragione di un deterioramento della qualità del credito - mettono in guardia da Janus Henderson - Non si tratta di un fenomeno recente, anzi è in atto da quasi 10 anni. Si osserva infatti una migrazione dei titoli investment grade verso la categoria BBB, la più bassa del segmento IG, in ragione del maggior indebitamento delle società. Le obbligazioni con rating BBB rappresentano ora circa il 50% dei mercati corporate IG statunitensi ed europei”.

 

Vale quindi la pena aumentare la propria allocazione in questa tipologia di bond? Ovviamente la risposta non è univoca, e dipende molto da fattori individuali (avversione al rischio, allocazione attuale, valuta di riferimento, ecc.), comunque ecco il suggerimento dei due gestori: “Il desiderio di aumentare l'allocazione nelle obbligazioni corporate IG può dipendere dalla percezione dell’investitore circa l’avanzamento del ciclo del credito.

 

Nel complesso in questo momento i bilanci aziendali sono deboli ma il trend è molto importante; se, come probabile, nei prossimi dodici mesi le società inizieranno a rimettere in sesto i bilanci, in base ai dati storici ci aspetta un buon periodo per i rendimenti degli investimenti nel credito.

Naturalmente, tale scenario implica un ritorno alla normalità economica. Una seconda ondata epidemica con nuovi lockdown a livello nazionale come a inizio anno potrebbe decretare la chiusura definitiva di alcune aziende”.