La fatale tendenza dell'umanità di smettere di pensare alle cose quando non sono più dubbie è la causa della metà dei suoi errori. John Stuart Mill
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16/05/2019

T. Rowe Price: 4 domande sul debito emergente

di Advisor Professional

La News

Dopo un 2018 difficile, tanti investitori rimangono scettici sulla sostenibilità del rimbalzo e le prospettive a lungo termine dell'asset class, condizionati dalla falsa convinzione che sia un investimento ad alto rischio e alto beta.

Ma è davvero così?

Benjamin Robins, Portfolio Specialist di T. Rowe Price, ci aiuta a fare chiarezza rispondendo ad alcune delle domande più frequenti e illustrando i motivi per cui gli aspetti un tempo preoccupanti ora non lo sono più o lo sono solo in parte.

 

1) I mercati emergenti sono un investimento ad alto rischio se la volatilità dovesse tornare?

Nonostante l'immagine stereotipata di asset class volatile con beta superiore alla media, in molti settori e regioni dell'universo emergente sono disponibili titoli difensivi in grado di sovraperformare altre classi di attivi nei periodi di avversione al rischio. 

Molti segmenti del debito emergente, infatti, hanno mostrato proprietà difensive migliori dei loro omologhi dei mercati sviluppati. 
Mentre diverse fonti di volatilità presenti nel 2018 continuano a incombere sulle prospettive, perciò, gli investitori possono attivarsi per puntare su determinate aree dei mercati emergenti, anziché limitarsi a investire negli asset rifugio del mondo sviluppato.

Qualche esempio concreto?

I titoli societari dei mercati emergenti si distinguono come un settore difensivo in virtù dei fondamentali solidi. Il credito asiatico, protagonista di una crescita significativa negli ultimi anni, ha registrato una performance più vicina all'investment grade dei mercati sviluppati, per esempio, che non ad altri segmenti EM più volatili.

A ciò si aggiunge l'aspetto delle correlazioni.

Tradizionalmente, infatti, l'high yield statunitense e il debito EM hanno mostrato un certo grado di correlazione dovuto alla sovrapposizione di investitori in cerca di rendimenti superiori a quelli ottenibili dal debito investment grade dei mercati sviluppati, ma nel corso dell'ultimo anno il rapporto si è indebolito fino a scendere sotto la media di lungo periodo, confermando il comportamento sempre più idiosincratico del debito emergente.

 

2) C'è un alto rischio di errori sul piano delle politiche?

Per rispondere a questa domanda è innanzitutto fondamentale una precisazione: le sorprese negative sul fronte politico o monetario possono incidere sugli investimenti sia nei paesi emergenti che in quelli sviluppati, ma un approccio attivo aiuta a evitare gli effetti delle correzioni improvvise.


Per il resto sono 3 gli elementi da prendere in considerazione per fornire una risposta a questa domanda:

 

  • le riforme in atto in molte aree della regione implicano che per spingere i paesi emergenti oltre la soglia di crisi non bastano più un paio di decisioni sbagliate;
     
  • la ricerca sul campo di tipo bottom-up è lo strumento adatto per individuare i paesi votati all'adozione di politiche coerenti a favore del mercato, ma anche per evitare quelli che stanno scivolando verso una china pericolosa;
     
  • le flessioni improvvise offrono l'occasione per andare controcorrente e acquistare asset scontati.

 

3) Gli asset emergenti possono risultare performanti in un ambiente di prospettive contrastate per l'economia mondiale?

Uno degli aspetti essenziali da tenere in considerazione per rispondere a questa domanda è la grande eterogeneità che caratterizza l'universo dei paesi emergenti. Bisogna, perciò, accantonare l'idea preconcetta che siano un blocco unico e analizzare piuttosto le situazioni individuali dei settori  e delle varie aree per individuare investimenti appetibili.

Per il resto anche in questo caso sono 3 gli elementi da considerare:

  • le economie emergenti, caratterizzate da una domanda interna sempre più solida e da una classe media in continua crescita, ora intrattengono rapporti commerciali con altri paesi emergenti, più che con le controparti del mondo sviluppato;
     
  • il credito emergente poggia su basi solide: i fondamentali societari restano favorevoli, nonostante il 2018 difficile, il tasso di default nei mercati emergenti è al minimo ciclico, gli emittenti presentano livelli di debito relativamente modesti e opportunamente riscadenziati;
     
  • il cambio di rotta dei banchieri centrali potrebbe comprimere i rendimenti nei mercati sviluppati, offrendo ulteriore sostegno agli asset dei mercati emergenti.

 

4) Dopo il 2018 all'insegna della volatilità, sarebbe meglio aspettare afflussi sostenuti prima di ridare fiducia ai mercati emergenti?

La storia dimostra che gli emergenti hanno sempre recuperato, e anche rapidamente, dopo ogni crollo. Alcuni investitori EM si stanno ancora leccando le ferite del 2018 ed è comprensibile pensare che ci vorrà tempo prima che ritrovino la fiducia necessaria per alimentare una ripresa sostenuta. Tuttavia, conferma Benjamin Robins, Portfolio Specialist di T. Rowe Price, l'andamento storico del debito emergente dopo periodi di risultati negativi è segnato da rimbalzi repentini seguiti da periodi protratti di performance positive.

 

 

 

 

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