23/11/2022

Azionario Usa: la statistica dice rialzo

La News

Negli ultimi 80 anni una statistica si è rivelata straordinariamente vera per il mercato azionario statunitense. L'indice S&P500 ha registrato sempre rialzi dopo le elezioni di metà mandato. 

 

“A due anni da ogni presidenza, le votazioni del Congresso tendono a esprimere proteste contro l'attuale inquilino della Casa Bianca e il risultato è spesso una divisione del potere nei due principali bracci legislativi dell'apparato costituzionale statunitense” conferma Andrew McCaffery, CEO e CIO di Fidelity International.

“Questo, si sostiene, significa un minor numero di iniziative politiche governative in grado di sconvolgere lo status quo, e i mercati e le imprese possono godere della certezza che ne deriva”.

 

E infatti, come mostra il grafico qui sotto, i 12 mesi successivi alle elezioni di midterm negli Stati Uniti non hanno mai registrato una performance negativa per l'S&P500 dal periodo successivo alla Grande Depressione. 

 

 

“Questa volta la logica sarà messa alla prova in modo rigoroso, perché gran parte della capacità di cui hanno goduto altre epoche di sostenere la crescita a livello monetario o fiscale è assente, in quanto gli Stati Uniti e i mercati globali si trovano ad affrontare numerose crisi fatte di sfide politiche, strategiche ed economiche”.

 

Nel contesto attuale, l'economia statunitense si avvia al 2023 con un livello di pressione mai visto da oltre un decennio.

La Cina è ancora parzialmente chiusa e sta subendo un crollo immobiliare. I prezzi dei beni di prima necessità e di quelli discrezionali acquistati dai consumatori sono saliti e continuano a salire.

La guerra in Ucraina sta creando enormi venti contrari per l'economia europea e ci sono accenni a una nuova guerra fredda.

 

“Tutto questo dovrebbe far pensare a un arretramento dopo il rimbalzo dell'economia globale dalla pandemia, ma vanno aggiunte le azioni della Fed e delle altre banche centrali, decise finalmente a ritirare l'enorme flusso di capitali che hanno pompato nel sistema finanziario dal 2009, per affrontare l'inflazione”.

 

Del resto, le prospettive di un ulteriore sostegno fiscale all'economia sono scarse.

Nel 2011 e nel 2013 il Congresso repubblicano ha cercato di mettere sotto pressione il Presidente Obama rifiutandosi di aumentare il tetto del gigantesco debito pubblico degli Stati Uniti.

Siamo di nuovo vicini al tetto, e l'anno prossimo è probabile che si assista a un'ulteriore manovra di contrasto e a un maggiore contenimento della spesa pubblica, non a una riduzione.

 

“La crescita e la spesa dei consumatori negli Stati Uniti hanno retto straordinariamente bene - prosegue McCaffery - Ma l'economia rischia davvero di andare in recessione l'anno prossimo. I consumatori e le imprese stanno iniziando a intaccare i loro risparmi. Il mercato immobiliare sta lanciando segnali di allarme sull'accessibilità e sulle vendite. 

Il risultato dovrebbe essere un taglio più netto delle valutazioni delle società quotate in borsa, delle società private e di altri asset a causa del calo degli utili, e temiamo che questo possa portare a un'ulteriore correzione del mercato azionario.

L'S&P è in bear market da giugno, ma ha ancora ceduto meno di un quinto del valore quintuplicato degli ultimi 14 anni”.

 

In questi 80 anni, il rendimento medio del mercato di New York nei 12 mesi successivi alle elezioni di metà mandato è stato un notevole 15%, più del doppio della media annuale che ci aspettiamo dall'indice nei prossimi 10 anni.

Nei periodi in cui un presidente democratico si trova ad affrontare un Congresso repubblicano, questa cifra è ancora più alta.

“Ma, chissà, se gli ultimi tre anni ci hanno insegnato qualcosa, è che le circostanze cambiano: i regolatori hanno ragione a essere prudenti” conclude il CIO di Fidelity.

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