22/09/2022

Il mercato Orso delle obbligazioni non è ancora finito

La News

L'aumento dei rendimenti contribuirà a sostenere i ritorni del reddito fisso in quello che continua a essere un mercato obbligazionario difficile.

Lo sostiene Paul Brain, gestore della strategia Global Dynamic Bond di BNY Mellon IM.

 

“Il mercato obbligazionario del 2022 è il peggiore mai visto, ma l'aspetto positivo è sicuramente la fine del contesto di tassi zero e il ritorno a rendimenti più “sani” - spiega Brain - Tutto questo ha reso difficile l'attuale mercato, ma renderà più veloce qualsiasi ripresa obbligazionaria”.

Il mercato fino a luglio è stato caratterizzato da volatilità e pressione, peggiore persino di quella del 1994, il famigerato periodo, spesso tristemente noto come il "grande massacro dei bond " e che fu considerato il peggiore dal 1927).

 

“Oggi ci sono molte analogie con il 1994 – mette in chiaro Brain - In entrambi gli episodi il mercato obbligazionario ha ceduto con forza quando le banche centrali (in particolare la Federal Reserve statunitense), in ritardo rispetto alla curva, alzarono improvvisamente i tassi di interesse per contrastare l'aumento dell'inflazione.

La differenza è che allora furono soprattutto gli Stati Uniti a dover alzare rapidamente i tassi (il primo nel febbraio 1994 al 3,25%, ponendo fine alla fase di crescita dell'inflazione), per finire l'anno al 5,5%”.

Oggi invece le economie di tutto il mondo si sono mosse per alzare i tassi più aggressivamente e combattere la rapida crescita dell'inflazione.

 

“Un'altra differenza è il livello iniziale dei tassi di interesse - continua il gestore - Per gli standard dell'epoca, erano bassi, ma non così bassi come all'inizio del 2022, cioè quasi nulli per la maggior parte delle principali economie. Ciò significa che quando i prezzi delle obbligazioni scesero nel ‘94, il reddito obbligazionario era più sano e le cedole fornivano un cuscinetto per le perdite di capitale”.

Quest’anno, invece, il minor cuscinetto fornito dalle cedole ha reso i ritorni molto più complicati nella prima metà dell'anno e l'aumento delle emissioni negli ultimi anni, grazie ad anni di politiche accomodanti, ha aggiunto benzina al fuoco.

"Con l'aumento delle emissioni, gli indici obbligazionari sono diventati molto più sensibili ai tassi di interesse di quanto non lo fossero in passato" osserva Brain.

 

Per quanto riguarda le strategie obbligazionarie dinamiche globali di Brain, la sua sovraponderazione sui titoli societari ad alto rendimento non ha aiutato.

"Credevamo che l'high yield avrebbe protetto meglio nelle fasi iniziali di questo mercato ma con circa il 30% avevamo un'esposizione troppo elevata - spiega il gestore - Avremmo anche potuto essere molto più corti in termini di duration, ma il sentiment del mercato non ci è sembrato appropriato.

In realtà, avremmo dovuto avere una duration complessiva negativa per ottenere un rendimento positivo, e all'inizio ci sembrava troppo estremo".

 

Brain osserva che, sebbene il debito emergente in valuta locale sembrasse più interessante, in quell'area del mercato è tutta una questione di qualità del credito, e ci sono state grandi divergenze. Ad esempio, la Turchia sta lottando contro un'inflazione dell'80% circa, mentre in aree come l'Indonesia l'inflazione è rallentata in agosto al 4,7%.

"In Argentina c'è la minaccia di default, mentre luoghi come lo Sri Lanka sono andati in default e il Pakistan ha contratto ingenti prestiti e sembra vulnerabile - conclude Brain - Nel debito dei mercati emergenti in valuta locale bisogna fare attenzione all'analisi ed essere selettivi".

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BNY Mellon Investment Management è presente in Italia dal 2001 con una filiale a Milano, dove svolge attività di promozione di soluzioni d’investimento a favore di banche, family office, compagnie di assicurazione, fondi pensione, fondazioni bancarie.
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