18/08/2022

Un portafoglio a prova di stagflazione

La News

Una fase di rallentamento della crescita, di aumento dell'inflazione e di riduzione progressiva della liquidità in circolazione: è uno scenario che sta diventando sempre più attuale.

E che merita quindi di essere valutato con attenzione, specie nella fase di costruzione di un portafoglio.

 

“Dopo il grande repricing degli asset del primo semestre, la forte attrattività relativa delle azioni rispetto alle obbligazioni è in parte venuta meno e gli investimenti in obbligazioni stanno diventando più interessanti" spiegano Pascal Blanqué (Chairman, Amundi Institute) e Monica Defend (Head of Amundi Institute) di Amundi AM.

In questo secondo semestre, riteniamo che gli investitori debbano optare per un'allocazione equilibrata/cauta agli attivi rischiosi, puntando soprattutto ad aumentare l'asse della diversificazione”.

 

Ecco quindi come muoversi tra le varie asset class nella view dei due manager di Amundi Institute.

 

Azioni. Il repricing dell’equity ha contribuito a “snellire” alcune valutazioni in eccesso. In una fase avanzata del ciclo, gli investitori dovrebbero concentrarsi sulle società resilienti dei settori più correlati alle dinamiche inflazionistiche.

A livello regionale, l’azionario Usa dimostra una miglior tenuta rispetto a quello dell’UE dove noi prevediamo una recessione degli utili. Tuttavia, non è a buon mercato nonostante l'ampia correzione.

Value, Quality e titoli con dividendo rappresentano un buon mix. I Value dovrebbero beneficiare dell'aumento dei tassi reali, del picco dell'inflazione e dell'aumento degli spread dei corporate HY. I dividendi, poi, seguono solitamente l'inflazione e rappresentano una componente fondamentale dei rendimenti quando l'inflazione è elevata.

Pur rimanendo neutrali sugli Emergenti, stiamo diventando positivi sull'azionario cinese, che dovrebbe beneficiare della riapertura dell'economia di cui si prospetta una ripresa nel secondo semestre, mentre le A- shares non risentono degli eventi nei Paesi sviluppati.

In una prospettiva di medio-lungo periodo, le azioni rimangono il motore dei rendimenti. Questi si normalizzeranno e saranno più allineati ai fondamentali in un intervallo di crescita che, nella migliore delle ipotesi, oscillerà tra il 5% e il 7%.

 

Obbligazioni. È il momento di sfruttare le divergenze di politica monetaria e passare tatticamente a una posizione di duration neutrale, che verrebbe sovrappesata se la crescita dovesse essere deludente e le banche centrali più accomodanti. Sui Periferici, la posizione è neutrale.

I titoli indicizzati all'inflazione e i tassi variabili servono per portafogli resistenti all'inflazione. La ricerca del rendimento a tutti i costi è finita.

Nel settore del credito, gli investitori dovrebbero concentrarsi su società di qualità e a bassa leva finanziaria e sulle aree resistenti al rallentamento, come le obbligazioni societarie IG USA. Oppure trovare opportunità in obbligazioni selezionate dei Paesi emergenti con rendimenti reali positivi.

Preferito il debito in valuta forte e corporate HY. La scarsa propensione per il debito locale potrebbe diventare selettivamente più costruttiva per quei paesi che si trovano alla fine del loro ciclo di inasprimento. Le obbligazioni cinesi sono un'altra area interessante perché la PBoC non ha adottato politiche eterodosse e sta attualmente portando avanti politiche accomodanti.

 

Asset reali. Privilegiati gli immobili e le infrastrutture come copertura dall'inflazione e il debito privato a tasso variabile, cautela sui mercati del private equity vista la presenza di alcune aree di valutazioni eccessive.

Materie prime - soprattutto petrolio e oro - potrebbero rappresentare una buona copertura a breve termine contro il rischio geopolitico.

 

Valute. Il dollaro dovrebbe mantenersi forte e mantenere la parità con l'euro, sia per valutazioni fondamentali che tecniche.

Nel frattempo, ci si aspetta che cessi l’indebolimento del renminbi e che ci sia un suo miglioramento sul medio termine. Costruttivi, più in generale, sulle valute dei Paesi emergenti.

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