Le conseguenze sugli investimenti della “Guerra Fredda 2.0”

18/08/2022

Le conseguenze sugli investimenti della “Guerra Fredda 2.0”

La News

Stiamo entrando in una “Guerra Fredda 2.0”? i presupposti sembrano esserci e del resto gli attori principali sono gli stessi della prima guerra fredda (quella per intenderci che è durata dalla fine della 2° guerra mondiale fino alla disgregazione del blocco sovietico nel 1991).

“Rispetto ai grandi conflitti ideologici avvenuti nel XX secolo tra i blocchi orientali e occidentali, le fasi iniziali di questa Guerra Fredda 2.0 sono state più mirate e localizzate" mettono in guardia Maria Vassalou e Amy Yifan Zhou del team Multi-Asset Solutions di Goldman Sachs Asset Management.

"Tuttavia, tale conflitto potrebbe rivelarsi ancor più dannoso per la crescita economica e la cooperazione globale, e senza quasi nessuno degli aspetti positivi associati alla prima guerra fredda. Considerando i costi economici, politici e umanitari per tutte le parti in causa, la Guerra Fredda 2.0 potrebbe non avere un vincitore”.

 

Nella Guerra Fredda 1.0 le economie dei due blocchi, occidentale e orientale, crebbero con varia intensità e in modo indipendente, cercando di rafforzarne la crescita attraverso assistenza reciproca e liberalizzazione del commercio (Gatt, Cee, Comecon), ora invece le economie sono molto più interrelate.

L’Europa dipende dalla Russia in maggior misura per quanto riguarda le materie prime (soprattutto quelle energetiche) e anche gli Stati Uniti, nonostante godano di una posizione migliore in termini di indipendenza energetica, non sono del tutto immuni ai rischi di aumento del costo della vita e dei costi di produzione.

 

“L’indebolimento del potere d’acquisto potrebbe ridurre i consumi delle famiglie, mentre la minore disponibilità a produrre potrebbe accentuare le disfunzioni della catena di approvvigionamento che da tempo gravano sull’economia globale” ribadiscono le due esperte di Goldman Sachs Asset Management.

 

E per quanto riguarda la Russia? “Le esportazioni di petrolio e gas rappresentano ancora quasi la metà delle entrate del Paese. Al momento, la riduzione della quantità di queste esportazioni è compensata dall’aumento dei prezzi, ma con il passare del tempo le ripercussioni si faranno sentire.

Per contro, le sanzioni occidentali hanno ridotto il commercio dei prodotti petroliferi russi a mercati minori e a prezzi scontati, mentre le spese continuano ad accumularsi a causa della dura guerra in atto contro l’Ucraina. Se l’economia globale dovesse entrare in un periodo di rallentamento significativo, i prezzi dell’energia probabilmente diminuirebbero insieme alla domanda, minando ulteriormente la posizione della Russia”.

 

In tutto questo come si posiziona la Cina? “Questa volta Pechino ha agito con cautela in modo da mantenere un rapporto equilibrato con la Russia e i Paesi occidentali. L’economia cinese è la seconda a livello globale, subito dopo gli Stati Uniti e molto più avanti della Russia, che è all’undicesimo posto.

Data l’attuale posizione della Cina, i rischi di un’alleanza con la Russia e di un conflitto diretto con gli Stati Uniti e l’Europa nella Guerra Fredda 2.0 dovrebbero essere molto limitati. Tuttavia, data la sempre maggiore influenza e competitività della Cina a livello internazionale, non si possono escludere futuri attriti tra Cina e Stati Uniti, i quali potrebbero ritenere l’ascesa della Cina una sfida al proprio dominio.

Negli ultimi anni, inoltre, la Cina ha promosso l’internazionalizzazione del Renminbi come valuta di riserva e ha creato un proprio sistema di pagamento e compensazione transfrontaliero parallelo al meccanismo occidentale. La posizione di dominanza del dollaro a livello di riserve e infrastrutture finanziarie non sembra essere in discussione oggi, ma le emergenti alternative dovrebbero aumentare la possibilità di aggirare le sanzioni, rendendole così meno efficaci in futuro”.

 

Negli anni l’impatto dei rialzi dei prezzi delle materie prime – soprattutto quelle energetiche – si è attenuato, per motivi di efficienza, di nuove fonti (ad esempio lo shale oil) e ovviamente per la crescente produzione di energia da fonti rinnovabili.

“Tuttavia, la situazione attuale dimostra come i mercati abbiano ampiamente trascurato le vulnerabilità geopolitiche negli equilibri globali tra domanda e offerta di energia - avvisano le due esperte - Per cambiare le cose è stato necessario sfruttare queste vulnerabilità in tempo di guerra.

Con il proseguimento della Guerra Fredda 2.0, ci aspettiamo che le materie prime svolgano un ruolo più importante nel condizionare la crescita economica, mentre gli strumenti tradizionali delle banche centrali avranno probabilmente una capacità più limitata di attenuare gli shock esogeni sulla crescita e sull’inflazione”.

 

Gli impatti sono quindi molteplici e riguardano le valute, i Paesi e più in generale l’approccio di diversificazione sui mercati.

Ecco in dettaglio l’analisi di Maria Vassalou e Amy Yifan Zhou.

 

VALUTE. Nel breve, il Dollaro ha già sovraperformato le valute europee e lo Yen. Le prospettive dei tradizionali beni rifugio (ad esempio lo Yen) potrebbero continuare a essere oscurate dalla dipendenza della rispettiva economia dalle importazioni di energia.

 

PAESI. La forza del Dollaro e la riduzione della propensione al rischio a livello globale implicano un quadro più complesso sui mercati emergenti. I Paesi esportatori di materie prime possono avere una certa capacità di contrastare le sfide della crescita e dell’inflazione con un miglioramento della bilancia commerciale, mentre quelli dipendenti dalle importazioni di prodotti alimentari e di carburante possono rivelarsi particolarmente vulnerabili anche in assenza di rapporti commerciali diretti con la Russia.

 

DIVERSIFICAZIONE. La maggiore frammentazione dovuta alle conseguenze della Guerra Fredda 2.0 porta a una minore correlazione e a migliori opportunità, ma al tempo stesso occorre anche tener conto dei maggiori rischi politici che potrebbero sorgere. Ad esempio, se Cina e India fossero ritenute troppo vicine alla Russia, potrebbero subire ritorsioni e diventare bersagli secondari delle sanzioni occidentali. In caso di improvvisi cambiamenti normativi, la libera circolazione dei capitali potrebbe non essere garantita.

“La diversificazione internazionale ha i suoi vantaggi, ma le opportunità devono essere valutate attentamente in un momento in cui sta avendo luogo un riprezzamento dei rischi geopolitici nei mercati” concludono le due esperte di Goldman Sachs Asset Management.

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