05/08/2022

Treasury e Bund, i porti sicuri del mercato obbligazionario

La News

Il repricing del comparto obbligazionario quest’anno - i titoli investment grade europei ad esempio hanno perso in media oltre il 13% - ha portato, di contraltare, a un forte incremento dei rendimenti: i governativi statunitensi a due anni l’hanno quadruplicato, dallo 0,75% dello scorso anno al 3% attuale.

 

“La domanda è: possiamo ancora considerare questi titoli un porto sicuro?", si chiede Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea Independent Investors.

 

Con le varie politiche monetarie espansive e di allentamento, quasi tutte le banche centrali hanno azzerato i tassi di interesse e acquistato obbligazioni a volumi record. Solo nella seconda metà del 2021, la Fed ha cambiato la sua politica.

“La Fed ha ridotto i suoi acquisti di obbligazioni e li ha interrotti completamente a marzo 2022 - ricorda Schmidt - Da giugno ha ridotto le sue partecipazioni in titoli di stato e in obbligazioni garantite da ipoteca. Occorrerà trovare nuovi investitori per questa enorme quantità di titoli di Stato e il passaggio della Fed da acquirente a venditore di titoli di Stato non favorisce il loro status di porto sicuro”.

 

Anche con un ritardo temporale, la Bce sta perseguendo una politica simile: gli acquisti di obbligazioni non proseguiranno più a luglio.

“La Bce sta cercando di ridurre lo stock di obbligazioni che ha accumulato. Secondo le sue dichiarazioni ufficiali, i fondi in scadenza devono essere reinvestiti almeno fino alla fine del 2024.

È probabile che per allora la Bce avrà cambiato completamente opinione e politica”, stima Schmidt.

 

La lotta all’inflazione è l’obiettivo delle banche centrali che sono così state obbligate a invertire la propria politica monetaria degli ultimi 15 anni circa.

"Siamo molto lontani dall'obiettivo della Fed del 2% di inflazione annua - aggiunge Schmidt - Anche se dovesse rallentare negli ultimi mesi dell'anno, sarebbe comunque superiore al 6%.

Di conseguenza, la Fed aumenterà il tasso di interesse di riferimento a circa il 3% al più tardi entro la fine del 2022.

Riteniamo quindi probabili entro la fine dell’anno ulteriori perdite sugli investimenti in titoli di Stato statunitensi, anche se non nella misura degli ultimi mesi".

 

E anche in Europa la situazione è simile, con l'inflazione ben al di sopra dell'obiettivo della Bce.

I rendimenti sono aumentati in modo significativo, anche quelli dei titoli di Stato tedeschi a due anni, che sono ora intorno all'1%, dopo essere stati al -0,8% la scorsa estate.

"Anche se si è già verificata la maggior parte delle perdite, ci aspettiamo ancora ulteriori, lievi perdite per le obbligazioni denominate in euro".

 

Infine da una parte l'invasione russa dell'Ucraina ha evidenziato che il tema della sicurezza può sempre essere un driver di investimento e dall’altra il timore di una recessione è sempre più frequente nei commenti economici.

 

Tutti questi messaggi possono far crescere il bisogno di sicurezza degli investitori e spingere la domanda di Treasury.

 

“In caso di recessione, la Fed potrebbe trovarsi di fronte al dilemma di una perdurante eccessiva inflazione unita alla perdita di posti di lavoro - mette in chiaro il gestore di Ethenea - Powell ha chiarito che in questo caso la Fed darebbe la priorità alla lotta all'inflazione, tuttavia, dopo un aumento dei tassi di interesse al 3%, è probabile che si fermi e attenda.

A partire da un livello del 3,5%, i titoli di Stato Usa a 10 anni potrebbero tornare a essere un porto sicuro, con un potenziale di perdita piuttosto limitato e una cedola interessante.

Tuttavia, riteniamo che l'aspetto della sicurezza diventerà realmente convincente per gli investitori soltanto dopo un completo aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, soprattutto se i timori di recessione si intensificheranno".

 

Nell'Eurozona, sono considerati un porto sicuro i titoli di Stato tedeschi, con il Bund decennale intorno all'1,6%.

“Il potenziale di aumento dei prezzi, anche in caso di una recessione incombente, è significativamente inferiore rispetto alle loro controparti statunitensi, dato che possiamo escludere un ritorno della fase dei tassi di interesse negativi: la loro scarsità e il livello molto più basso del debito pubblico danno loro un indubbio interesse".

 

Il rialzo dei tassi, infine, grava anche sui bilanci statali: rifinanziare il debito sarà sempre più costoso.

"Secondo i calcoli del Congressional Budget Office negli Stati Uniti, il pagamento degli interessi netti nei prossimi due o tre anni scenderà al di sotto dell'1,5% in rapporto al Pil, ma poi salirà all'8% entro il 2051 - fa notare Schmidt - Il quadro è ancora più cupo se si mette in relazione la spesa netta per interessi con la spesa pubblica totale: in questo caso l’aumento sarebbe dall'8% a oltre il 30% nello stesso lasso di tempo.

Lo Stato federale Usa ha un rating "AA+", in ETHENEA siamo certi che gli Usa continueranno ad adempiere ai propri obblighi in futuro e quindi i Treasury statunitensi continueranno ad avere il potenziale per essere considerati un porto sicuro”.

 

E in Europa? “Anche qui non c'è motivo di dubitare della volontà di pagare i debiti, anche se la crisi del debito sovrano di 10 anni fa ha messo in discussione la solvibilità di molti Stati.

I Periferici come Italia, Spagna e Portogallo da tempo non sono più un porto sicuro e non lo diventeranno nel prossimo futuro.

Questi paesi beneficerebbero di una comunitarizzazione del debito nell'Eurozona (mentre per i titoli di Stato tedeschi è il contrario), ma finché ciò non accadrà, i titoli di Stato tedeschi rimarranno l’unico porto sicuro in Europa", conclude Schmidt.

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