05/08/2022

Emergenti, chi beneficia del friend-shoring

La News

Dopo la lunga fase di globalizzazione, a determinare l’andamento dei Paesi emergenti sarà ora il “friend shoring”? Con questo termine si intende una forma di regionalizzazione in cui i partner economici prediligono fonti di approvvigionamento vicine e in Paesi “amici”.

“Se il mondo si dividesse in blocchi geopolitici, i nuovi vincoli commerciali potrebbero portare a una riallocazione del capitale e a una riduzione della crescita: alcuni Paesi beneficerebbero più di altri di questo cambiamento di ordine globale” spiega Giancarlo Perasso, Lead Economist di PGIM Fixed Income.

Che illustra lo scenario di questi Paesi, area per area.

 

ASIA. La performance relativa tra le regioni dei mercati emergenti dall'inizio del secolo probabilmente persisterà. L'Asia continuerà a sovraperformare le altre aree, soprattutto grazie alla crescita di Cina e India, anche se questi Paesi crescono più lentamente rispetto al passato.

Gli elevati tassi di risparmio e gli accordi istituzionali di supporto continueranno ad attrarre i capitali necessari per sostenere la crescita. Inoltre, dati demografici favorevoli al di fuori della Cina favoriranno l'aumento della produttività, avvicinandola ai livelli dei mercati sviluppati.

Vietnam e Cambogia, ad esempio, devono ancora integrarsi nelle catene di produzione globali e potrebbero beneficiare di una maggiore integrazione con Pechino.

 

AMERICA LATINA. Le carenze strutturali, che hanno preceduto il Covid, continueranno a frenarne la crescita. Le occasionali crisi interne, innescate da squilibri macroeconomici ingestibili, indeboliranno ulteriormente la crescita.

D'altra parte, un decennio dopo il cosiddetto "superciclo" delle materie prime, il ritorno di prezzi più elevati potrebbe rilanciare la crescita latino-americana, e alcuni Paesi trarre vantaggio dal friend-shoring.

Il Messico, ad esempio, potrebbe beneficiare della profonda integrazione nelle catene di fornitura globali e della vicinanza agli Stati Uniti, soprattutto se questi ultimi si allontanano dai fornitori cinesi.

 

EMEA. Crescerà più rapidamente dell'America Latina, ma più lentamente dell'Asia. La crescita dell'Europa centrale e orientale continuerà a superare quella della vicina Germania e dell'Eurozona, in quanto beneficia del re-shoring e della regionalizzazione. La Turchia dovrebbe continuare a fare bene, grazie alla flessibilità del settore privato e alla vicinanza all'Europa e al Medio Oriente, ma la sua politica economica presenta rischi significativi.

Anche i Paesi del Golfo dovrebbero segnare buone performance: il loro spostamento verso i settori non petroliferi, la transizione energetica e i cambiamenti strutturali nel sistema fiscale possono pesare sulla crescita, ma dovrebbero anche renderla più stabile.

Invece, le prospettive di crescita a breve e a lungo termine della Russia dipendono fortemente dalle ricadute dell'invasione dell'Ucraina. La dipendenza del Paese dalle industrie estrattive, la mancanza di riforme esacerbata dalle sanzioni sui trasferimenti di tecnologia, il rapido invecchiamento della popolazione e la fuga di cervelli in corso potrebbero far sì che la crescita russa rimanga più bassa per più tempo.

Prevediamo che la crescita a lungo termine della Russia si ridurrà di circa mezzo punto percentuale, il che implica un lieve calo dello 0,2% per la crescita a lungo termine della regione EMEA nel complesso. Anche la crescita dell'Ucraina dipenderà dalla guerra e dalla successiva ricostruzione, il che rende le previsioni molto incerte.

 

AFRICA. L'Africa subsahariana registrerà una ripresa. L'aumento dei prezzi del petrolio favorirà gli esportatori nel periodo, ma non nel lungo termine, in quanto il mondo passerà a tecnologie più ecologiche. Alcuni Paesi, come lo Zambia - esportatore di rame - beneficeranno di questa "rivoluzione green" ma, nel complesso, i suoi effetti sulle esportazioni africane rimangono incerti.

Ampie aree dell'Africa potrebbero contenere importanti giacimenti di minerali "green", come il litio o la grafite, ma finora sono state poco esplorate. Il reshoring delle produzioni a più alto valore aggiunto verso i mercati sviluppati potrebbe addirittura ristabilire i modelli commerciali degli anni Cinquanta e Sessanta, ovvero le esportazioni di materie prime dai mercati emergenti e le importazioni di prodotti finiti dalle economie avanzate.

Un tale trinceramento avrebbe ripercussioni sulla crescita economica e sul tenore di vita. Si rischia il malcontento popolare, l'emergere di leader populisti o nazionalisti, la rottura delle alleanze internazionali e l'inasprimento delle relazioni commerciali con il G10.

I fattori demografici aumentano questi rischi: la popolazione africana è più giovane rispetto al resto del mondo e molti giovani potrebbero cercare di emigrare. Ciò aggraverebbe le tensioni politiche con le economie avanzate e potrebbe portare a cambiamenti di orientamento politico o economico.

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