06/07/2022

Utili in crescita nonostante l’inflazione

La News

Dopo l’annuncio della Fed di voler alzare i tassi di interesse, la preoccupazione dei mercati si è spostata dall’inflazione alla recessione.

 

Molti investitori ed economisti intravedono il rialzo dei prezzi come una minaccia anche per gli Stati Uniti, che fino ad ora si sono dimostrati solidi e resilienti. Altri, non sono minimamente preoccupati e ipotizzano una recessione solo nel lungo termine.

 

Ad ogni modo, secondo Daniel Morris, Chief Market Strategist di BNP Paribas AM, il ribasso del mercato azionario statunitense può essere visto come il segno più evidente di un’imminente contrazione.

 

Le proiezioni della stessa Fed sulla crescita del PIL nei prossimi anni suggeriscono una crescita dell’economia a un ritmo costante dell’1,7%-1,9% anche se l’inflazione dovesse tornare al livello target.

Dal punto di vista del mercato obbligazionario, solo una piccola parte della curva dei rendimenti si è invertita. Questo esclude l’ipotesi che si verifichi una recessione nel breve termine. Sebbene i rendimenti dei Treasury decennali siano calati dal 3,5% di metà giugno, restano comunque superiori al 3%.

 

Tuttavia, nemmeno il mercato azionario sta scontando una recessione. In seguito all’incremento delle tensioni geopolitiche e al rialzo dei prezzi, il mercato ha subito una forte flessione, ma allo stesso tempo le aspettative sugli utili sono aumentate.

 

L’impennata dei prezzi delle materie prime ha dato una spinta alla crescita degli utili. Secondo l’esperto di BNP Paribas AM, nel lungo termine il rialzo dovrebbe nuovamente attestarsi a una media dell’8% anche senza il supporto delle commodities.

 

Nel complesso, Morris sostiene che “se i timori di una recessione dovessero concretizzarsi, è improbabile che l’ottimismo che si respira attualmente sui mercati azionari possa durare.

 

In caso di inflazione stabile e contenuta, la Fed non dovrebbe necessariamente incrementare i tassi di interesse in misura così drastica, ma ciò richiederebbe un allentamento delle tensioni geopolitiche oltre ad una riapertura dell’economia cinese. Ad ogni modo, tutto dipenderà dall’andamento dell’inflazione nei prossimi mesi”.

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