27/06/2022

I tre scenari dopo la “grande coincidenza”

La News

Negli ultimi anni abbiamo vissuto sotto una doppia cupola di politiche fiscali e monetarie – la “grande coincidenza” - che hanno facilitato le economie e soprattutto i mercati finanziari. Ma ora tutto questo sta inesorabilmente cambiando. E si sta profilando la fase delle riduzioni. Dei deficit di bilancio, dei risparmi delle famiglie e (forse) degli utili societari, sotto pressione per gli aumenti dei costi delle materie prime e del lavoro e per l’innalzamento del costo del denaro.

“Le banche centrali hanno dovuto alzare i tassi di interesse e drenare la liquidità in questo periodo di incombente stafgflazione, ma manterranno un orientamento di disinteresse benevolo e lasceranno correre l’inflazione così da salvaguardare la crescita - mette in guardia Pascal Blanque, Chairman Amundi Institute di Amundi AM - Il dibattito pubblico si è concentrato sugli aspetti monetari, ma noi dovremmo considerare il policy mix complessivo così da capire il nuovo ruolo della politica monetaria”.

 

Il Chairman di Amundi Institute immagina così tre possibili scenari. Eccoli in dettaglio.

 

1. Proseguimento dell'espansione fiscale e normalizzazione monetaria. Difficile, in quanto la normalizzazione è un “killer” dello spazio fiscale e quindi i grandi oneri del debito diventano insostenibili. Inoltre, i decisori politici dovrebbero prendere in considerazione una rete di sicurezza per disporre di ulteriori margini di manovra in caso di recessione. Il rischio principale in questo caso è la tempistica: le autorità monetarie potrebbe chiudere i rubinetti in modo troppo precipitoso e le autorità fiscali potrebbero intervenire troppo tardi. Sui mercati, questa opzione implica un ulteriore repricing (verso il basso) degli attivi rischiosi, in particolare dei titoli sensibili ai tassi di interesse.

 

2. Le banche centrali rimangono dietro la curva per un po’ di tempo così da gestire i rinnovati impulsi fiscali. Questo è il modo migliore per ottimizzare il trade-off crescita/inflazione e programmare un rallentamento controllato dell'economia. In questo caso gli investitori dovrebbero cercare di combattere l’inflazione attraverso i dividendi azionari e gli attivi reali.

 

3. Espansione fiscale e completo accomodamento delle banche centrali, sradicando tutte le aspettative d’inflazione, a livelli che gran parte delle persone non hanno mai visto prima d’ora. Cercate di inquadrare questo fenomeno ripensando a un regime stile anni Settanta con inflazione elevata, crescita nominale, correzioni guidate dal mercato nei tassi nominali, aggiustamenti di tutti i premi al rischio e verso valori di equilibrio. Gli investitori non avranno molti rifugi in cui nascondersi, fatta eccezione per la liquidità e gli attivi reali.

 

“Credo che il secondo e il terzo scenario siano più probabili - si sbilancia Blanque - La spesa pubblica dovrà essere indirizzata a nuove categorie cruciali di beni pubblici (transizione energetica, autonomia sociale e strategica) e le banche centrali dovranno adeguarsi.

Ciò è vero in particolare per l’Europa, dove le autorità monetarie dovranno colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di regole di bilancio credibili.

Lo scenario peggiore è quello di una vera e propria stagflazione. Se non si interviene sul fronte fiscale, si assisterà meccanicamente a un inasprimento del policy mix, invertendo la tendenza degli ultimi anni”.

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