20/05/2022

Inflazione e tassi d’interesse: perché ignorarli

La News

“La tesi di mercato prevalente, secondo cui il rialzo dell’inflazione e dei tassi d’interesse ha un impatto negativo sulle società con tassi di crescita più elevati, è completamente errata”.

Non lascia spazio a dubbi l’analisi che fanno, per Morgan Stanley IM, Kristian Heugh (Managing Director, Responsabile del Team Global Opportunity, Co-CIO Counterpoint Global), Marc Fox (Managing Director) ed Emily Tsui (Executive Director).

 

Si chiedono in maniera retorica: “Quando mai l’inclinazione della curva dei rendimenti in un dato anno è stata in grado di dirvi quanto sarebbe stata grande la percentuale di servizi di e-commerce e su web di Amazon.com quando l’avete esaminata nel 2006?

Se aveste conosciuto con assoluta certezza il tasso di crescita del PIL di ciascun Paese, il suo livello di inflazione e di tassi d’interesse con 20 anni di anticipo, avreste avuto informazioni sufficienti per sapere se acquistare o vendere Alphabet o Hermès? Certo che no!”

 

Vediamo in dettaglio i motivi di questa presa di posizione.

 

Innanzitutto l’aumento dei tassi: un incremento di un punto percentuale dei tassi reali Usa (e non quelli nominali) ha un impatto sul valore intrinseco di una società matura (per la quale si ipotizza un CAGR dei ricavi del 5% per i prossimi 10 anni) del 6,6% e del 7,3% per una società emergente (CAGR dei ricavi del 15% per i prossimi 10 anni). In altre parole, la differenza in termini di impatto sul valore intrinseco è inferiore all’1%, quindi molto più bassa e meno significativa di quella segnalata negli ultimi mesi dalle aspettative di mercato in base alla divergenza del fattore di performance.

“Per essere giusti nei confronti degli operatori di mercato, la nostra analisi conferma anche che, su base assoluta, secondo l’analisi tramite modello DCF, i mercati azionari dovrebbero perdere il 7% circa per ogni punto percentuale di incremento del tasso d’interesse reale” puntualizzano i tre manager di MSIM.

 

Il secondo punto di attenzione riguarda l’inflazione, ma occorre subito ricordare come maggiore è l’inflazione, minore è il tasso d’interesse reale.

“Se l’inflazione aumenta di un punto percentuale in modo permanente mentre il tasso di sconto resta invariato scopriamo, forse con una certa sorpresa, che il valore delle aziende sale del 21% per la società matura e del 23% per quella emergente”.

 

“Naturalmente, non stiamo dicendo che queste variabili debbano essere prese isolatamente, in un contesto di crescita dell’inflazione è probabile che aumentino anche i tassi d’interesse nominali – spiegano da Morgan Stanley IM - Ma è l’interazione tra le variabili che determina il livello del tasso d’interesse reale, ed è il tasso d’interesse reale che determina il valore fondamentale delle azioni.

Il mercato sembra considerare inflazione e tassi nominali come negativi per i corsi azionari, specialmente quelli delle società in rapida crescita. Tuttavia, se l’inflazione sale in linea con i tassi d’interesse, i tassi reali non subiscono alcuna variazione.

Sembrerebbe che ultimamente il mercato abbia totalmente trascurato questo principio basilare della valutazione”.

 

In un contesto inflazionistico le società che poi hanno il potere di trasferire gli aumenti sui clienti, magari in misura superiore a quella dell’inflazione, beneficiano in ulteriore misura di questa fase. Mentre sono quelle che non sanno differenziare i propri prodotti e servizi e hanno margini lordi bassi a fare le spese dell’inflazione, dato che per loro è meno facile trasferire ai propri clienti finali l’aumento dei prezzi delle materie prime, della manodopera, dei servizi.

 

“Non esiste una regola unica e semplice per determinare i tempi di questi movimenti, ma ci rassicura il fatto che tutte le società del nostro portafoglio sono state selezionate in virtù delle loro eccellenti potenzialità di successo e caratteristiche uniche” - concludono i tre manager.

“Sono infatti aziende che a nostro parere godono di un enorme potere di determinazione dei prezzi nel lungo termine. Questa connotazione dovrebbe rivelarsi estremamente utile nell’attuale fase di turbolenza del ciclo economico, in cui tale potere può tradursi in ricavi e margini di profitto più alti”.

Visita il corner
Morgan Stanley, leader di mercato negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e nei mercati emergenti
Scopri di più
Le nostre ultime pubblicazioni
  • healthcare1.jpg
    Healthcare, alla ricerca di titoli difensivi e di qualità
  • 25546098_m.jpg
    L’attuale volatilità creerà opportunità per il futuro
  • msim-caron.png
    Banche centrali: la sfida dell’inflazione