16/05/2022

Azioni e bond: dove indirizzarsi

La News

Dopo la Federal Reserve, anche la Bce. Le principali Banche Centrali hanno ormai imboccato la via della normalizzazione della politica monetaria e dei primi rialzi dei tassi di interesse.

A spingere in questa direzione la revisione al rialzo dei dati sull’inflazione, anche se dietro l’angolo permane il rischio di stagflazione, trainata dalle pressioni rialziste sulle materie prime.

 

Come muoversi quindi in questo contesto? E su quali segmenti dei mercati azionari e obbligazionari puntare?

“Il nostro orientamento è neutrale sulle azioni, ma siamo alla ricerca di opportunità relative value e privilegiamo gli Stati Uniti rispetto all’Europa per via della domanda ancora robusta dei consumatori americani e della solidità dei mercati del lavoro a stella e a strisce" spiegano Francesco Sandrini, Head of Multi-Asset Strategies, e John O’Toole, Head of Multi-Asset Investment Solutions, d Amundi AM.

"Inoltre, in Europa, man mano che giungono i risultati sugli utili societari, acquisiamo consapevolezza dei rischi legati all’aumento dei prezzi alla produzione e delle pressioni sui margini.

Visto che di recente la volatilità è diminuita, gli investitori potrebbero sfruttare le opportunità relative value attraverso le opzioni.

Abbiamo un’opinione neutrale sui mercati emergenti, ma stiamo cercando di capire se l'atteggiamento più accomodante del governo cinese sarà in grado di compensare gli effetti dei nuovi lockdown dovuti al Covid”.

 

Diversa invece la view sul mercato obbligazionario, dove, alla prudenza sui Treasury USA perché l’ipotesi è che i rendimenti, nonostante i rialzi recenti, continueranno a salire, si contrappone l’interesse per alcuni governativi europei.

“Ora siamo costruttivi sugli OAT, ii titoli di Stato decennali francesi, rispetto ai decennali tedeschi, i Bund, per via del carry interessante e delle valutazioni a buon mercato degli OAT dal punto di vista storico - proseguono i due manager di Amundi - Continuiamo altresì a essere ottimisti sui BTP rispetto ai Bund, ma siamo ora dell’idea che il segmento con le scadenze più lunghe offra maggiori possibilità di restringimento degli spread”.

 

E per quanto riguarda le altre aree geografiche? “Meglio i decennali australiani rispetto a quelli britannici perché l’inflazione australiana finora è stata modesta rispetto a quella britannica, e quindi la Reserve Bank of Australia non ha l’onere di dovere alzare i tassi di riferimento.

 

Per quanto riguarda l’obbligazionario emergente, siamo ora costruttivi su America latina e Paesi esportatori di materie prime, visto il carry elevato e le valutazioni interessanti, ma stiamo monitorando i rischi derivanti dai tassi di default nei Paesi ad alto rendimento”.

 

Infine il segmento corporate. “Il credito societario, sia in dollari sia in euro, risentirà probabilmente del rialzo dei tassi core e del potenziale impatto sugli utili - concludono da Amundi AM - Nel complesso, rimaniamo per ora neutrali, con un outlook leggermente positivo sulle obbligazioni societarie Investment Grade rispetto agli High Yield, visti i timori sulle valutazioni di queste ultime, soprattutto negli Stati Uniti”.

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