13/05/2022

La crisi dell’economia cinese minaccia la crescita

La News

L’inflazione galoppa e i mercati continuano a essere volatili. Dopo le mosse della Fed che ha aumentato i tassi di riferimento di 50 punti base, gli occhi sono puntati sulla Banca Centrale Europea, che ha assunto toni politici sempre più aggressivi per rispondere al rialzo ostinato dell’inflazione.

 

Al momento la principale minaccia alla crescita globale nel breve termine non sembrerebbe più il conflitto in Ucraina, ma l’andamento dell’economia cinese che ha subito un crollo dopo gli ennesimi lockdown per combattere la pandemia. Parola di Chi Lo, Senior Market Strategist APAC di BNP Paribas AM.

 

Oltre all’ormai scontato aumento dei tassi, la Federal Reserve statunitense ha annunciato l’inizio del suo piano di riduzione del bilancio a giugno. Tuttavia, secondo Lo, nonostante l’apparente debolezza, è improbabile che i piani di inasprimento della Fed vengano compromessi.

 

Il fatto che la banca centrale abbia rinunciato all’opzione dei 75 pb suggerisce che la Fed potrebbe riportare gli incrementi a 25 pb a partire da settembre. La notizia ha rincuorato i mercati, che hanno reagito positivamente agli annunci della banca centrale americana.

 

Anche in Europa, il rialzo constante dell’inflazione giustifica i toni più aggressivi assunti di recente dalla BCE, che secondo lo strategist, potrebbero mettere fine al suo programma di acquisto di asset (APP) a luglio di quest’anno e iniziare ad aumentare i tassi d’interesse di 25 pb sia a settembre che a dicembre, per poi apportare altri quattro incrementi di 25 pb in ogni trimestre del 2023.

 

Nonostante il progressivo aumento delle tensioni geopolitiche a causa della guerra in Ucraina, il rischio per la crescita si sposta in Cina. La crescita economica vacilla a causa della rigida politica “zero Covid” implementata da Pechino per frenare l’ondata Omicron.

 

Il rischio di una contrazione economia nel secondo trimestre del 2022 sta aumentando, - spiega Lo - il che potrebbe non solo mettere a repentaglio il target di crescita del 5,5% fissato da Pechino per il 2022, ma anche destabilizzare ulteriormente le catene di fornitura”.

 

Il rallentamento della produzione e delle spedizioni in Cina causerebbe altre strozzature alle catene di approvvigionamento globali, proprio ora che la domanda e l’attività manifatturiera potrebbero tornare a crescere in Europa e Stati uniti.

 

“Ci aspettiamo però misure più accomodanti da parte del Governo cinese, che dovrebbero stimolare la recente ripresa della crescita infrastrutturale e imprimere un ulteriore slancio alla crescita del PIL”, conclude lo strategist di BNP Paribas AM.

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