12/05/2022

Consulenza finanziaria, gestione attiva e passiva

La News

Soluzioni attive e passive sono sempre più complementari e indispensabili per la costruzione di un portafoglio bilanciato.

È questo in sintesi il messaggio lanciato da Cinzia Tagliabue, CEO di Amundi SGR e Head of International Partner Networks Division di Amundi e Fabio Melisso, CEO di Fineco Asset Management, nel corso della conferenza di Amundi ETF, Indexing & Smart Beta al Salone del Risparmio 2022 dal titolo “Gestione attiva e passiva: due mondi complementari nella consulenza di nuova generazione. La visione di Amundi e Fineco Asset Management”.

 

Melisso spiega che le “due gestioni sono complementari e proprio per questo abbiamo cercato di sintetizzarla con la strategia d’investimento Passive Underlyings. Si tratta di un mix sapiente, il giusto compromesso tra il mondo attivo e quello passivo per offrire un’efficienza che sul mercato italiano non era ancora presente.

Passive Underlyings è una soluzione di portafoglio che concentra le migliori strategie passive, ingegnerizzate grazie alle competenze e al motore tecnologico di Fineco AM. Si basa su un portafoglio di strumenti passivi bilanciati e monitorati su base quotidiana, selezionati in modo da massimizzare la diversificazione.

La soluzione prevede 6 opzioni con diversi livelli di esposizione azionaria (dal 15% fino a un massimo dell’85%) affinché ciascun investitore possa trovare la risposta più aderente al proprio profilo di rischio-rendimento. La consulenza finanziaria rimane un valore aggiunto determinante nell’ambito della nuova strategia che si integra pienamente nella piattaforma di Fineco”.

 

Per Cinzia Tagliabue “in questa situazione complessa dei mercati prevediamo che gli investitori effettueranno delle riallocazioni di portafoglio. Fondamentale rimarrà tenere in considerazione la situazione di ciascun cliente e accompagnarlo nella costruzione del portafoglio, utilizzando fondi sia attivi che passivi, che sono appunto complementari.

Attraverso un’ampia gamma di strategie, sia attive che passive, possiamo proporre soluzioni di portafoglio sia core, sia satellite, permettendo di diversificare il portafoglio anche attraverso strategie tematiche”.

 

Il CEO di Amundi in Italia ricorda che “con l’acquisizione di Lyxor abbiamo ampliato ulteriormente l’offerta passiva, che conta ora più di 300 UCITS ETF. L’obiettivo, visto che pensiamo che gli ETF registreranno un trend di crescita costante nei prossimi anni, è quello di aumentare le nostre masse investite in soluzioni passive del 50% entro il 2025.

La diversificazione sui vari indici è anch’essa fondamentale e una gamma di ETF ampia come la nostra permette di avere esposizioni altamente diversificate, così come il tema della sostenibilità: gli ETF aiutano a democratizzare l’accesso agli investimenti sostenibili e climatici per favorire la transizione energetica”.

 

Melisso precisa che “non stiamo andando verso una sostituzione completa delle strategie attive con quelle passive, ma tra le prime resisteranno solo le più performanti. Non ci sarà un cambiamento drammatico nel mix, ma piuttosto un efficientamento.

Questo rappresenta una sfida del mondo attivo a produrre valore in un mercato sempre più sfidante. Ricordo che il mondo passivo premia nel lungo e medio periodo per la capacità dei mercati di produrre ritorni”. Per quanto riguarda il rapporto tra il prodotto passivo e consulenza, Melisso rileva che “la gestione passiva è un’opportunità e una possibilità nelle mani del consulente.

Nella costruzione del portafoglio abbiamo creato direttamente noi in Fineco AM i sottostanti passivi in modo tale da avere, in maniera verticale, un prodotto su misura per ciascun profilo di rischio rendimento.

Ma colui che decide il profilo di rischio e gli orizzonti temporali dell’investimento è sempre il consulente. In definitiva con queste strategie passive il consulente ha un'opportunità in più da offrire al cliente definendo insieme il livello di rischio più adatto per ogni singola situazione”.

 

Cinzia Tagliabue conclude affermando che “il capitale umano, ossia la figura del consulente finanziario, rappresenta certamente un valore aggiunto per l’investitore finale, soprattutto in situazioni di volatilità e di contesti di mercato difficili”.

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