09/05/2022

La crescita frena ma una recessione è improbabile

La News

Le tensioni geopolitiche in Europa e l’impennata dei prezzi delle materie prime hanno causato forti turbolenze sui mercati. Sebastien Page, Head of Multi Asset di T. Rowe Price ha analizzato i rendimenti delle asset class e i trend macroeconomici che hanno fatto seguito a sette shock geopolitici e delle materie prime dai primi anni ‘70 ad oggi.

 

Dall’analisi di T. Rowe Price emerge che questi shock non hanno determinato in linea di massima una sottoperformance delle azioni. Dei sette scenari, il duplice shock del 1973 è l’unica analogia preoccupante. Nei 12 mesi successivi al picco del prezzo del petrolio dell’ottobre 1973, le azioni hanno sottoperformato le obbligazioni del 30%.

 

Oggi come nel 1973, gli shock petroliferi e delle materie prime spingono l’inflazione in alto e possono danneggiare la crescita. Tuttavia, Page sottolinea che “l’aumento dei prezzi della benzina l’erosione dei profitti delle aziende e il rialzo aggressivo dei tassi da parte delle banche centrali, sono tre fattori che possono scatenare una recessione”.

 

“Attualmente, la crescita sta decelerando, ma non ci troviamo in una fase così avanzata del ciclo economico e non siamo di fronte a un numero così elevato di perturbazioni come nel 1973”, afferma l’esperto di T. Rowe Price.

Gli Stati Uniti erano importatori netti di petrolio. Ora sono, anche se a stento, esportatori netti. I consumi erano il 50% più dipendenti dai prodotti petroliferi di quanto lo siano oggi. Il dollaro era svalutato. Oggi rimane forte.

 

In seguito allo shock petrolifero del 1973, PIL reale scese di poco più dell’1,0% nei 12 mesi successivi. E la recessione durò due anni. “Non pensiamo che questo sia uno scenario realistico nel contesto attuale, dati i solidi bilanci dei consumatori e delle aziende e le ineluttabili forze economiche positive derivanti dalle riaperture”, prosegue Page.

 

In conclusione, i gestori di T. Rowe Price rimangono posizionato in vista di una risalita dei tassi e sono sovrappesati su TIPS (Treasury inflation-protected securities) a breve termine, prestiti bancari e titoli value, tutti elementi che potrebbero andare bene in un contesto inflazionistico. Inoltre, mantengono sottopeso sulle azioni, date le valutazioni elevate e l'incertezza sul piano geopolitico e della politica monetaria.

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