20/01/2022

L’imperativo è limitare il rallentamento del PIL mondiale

La News

La domanda che tutti si pongono è “quanto durerà, ancora, la pandemia”? E, soprattutto: “quali saranno le conseguenze, a lungo termine, per l’economia?” A rispondere a questi quesiti è stato Luke Bartholomew, Senior Economist di abrdn, sostenendo che, in futuro, anche l’economica potrebbe soffrire di “long Covid” quindi il Pil globale potrebbe subire un deterioramento del 3%.
 

Anche le previsioni dell'Office for Budget Responsibility britannico confermano questo scenario futuro per la Gran Bretagna. Volgendo lo sguardo al passato, per cercare di comprendere l’impatto, a lungo termine, di altre crisi finanziarie, salta all’occhio come la crisi globale del 2008 abbia comportato conseguenze anche ancora oggi sono presenti. La crescita mondiale, infatti, è del 35% inferiore rispetto al trend di crescita stimato prima della crisi, la quale ha prodotto danni enormi su economie, aziende e fonti di sostentamento.

 

Ad oggi, soprattutto a fronte degli imponenti interventi posti in essere delle banche centrali di tutto il mondo la pandemia non ha generato una crisi finanziaria o di liquidità. Bartholomew sottolinea come i gravi shock economici possano anche avere dei risvolti “positivi”. In tali scenari, infatti, consumatori e imprese tendono ad abbandonare abitudini rassicuranti ma poco efficaci e a ottimizzare i loro comportamenti.

Tornando ai giorni nostri l’attuale crisi pandemica potrebbe comportare un miglioramento di alcuni aspetti della nostra vita e della nostra economia. Lo smart working, ad esempio, potrebbe migliorare l'efficienza dei lavoratori così come i modelli di produzione e consumo potrebbero subire cambiamenti irreversibili. Ad esempio, con il boom dell'home entertainment e del food delivery di qualità, cinema e ristoranti potrebbero non tornare mai più ai livelli di attività del periodo pre-Covid.

Anche dal punto di vista sanitario gli investimenti posti in essere potrebbero dare il via a un'ondata di innovazioni mediche. È evidente, però, come questi aspetti non possano compensare le perdite subite: dai ritardi e dai problemi nelle catene di fornitura all'economia mondiale. Il mercato del lavoro è stato tra i settori più colpiti dalla crisi. I periodi di elevata disoccupazione causano la perdita di competenze nella popolazione in età lavorativa, l'uscita di numerosi lavoratori dal mercato e sottooccupazione. Questi fattori hanno un impatto negativo sull'offerta di manodopera e l'efficienza del mercato del lavoro.


Per i più giovani colmare queste lacune sarà relativamente semplice, ma per quelli più grandi, ormai vicini al diploma o alla laurea o in procinto di entrare sul mercato del lavoro, il divario potrebbe rivelarsi più penalizzante.Il Senior Economist di abrdn sottolinea come banche e governi debbano allentare gli aiuti e ricucire le ferite che la pandemia ha lasciato nell'economia.

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