13/01/2022

Pictet: cosa aspettarsi dai mercati nel 2022

La News

Il 2022 esordisce con una crescita in rallentamento, seppur sopra la tendenza di medio periodo e con inflazione persistente, ma non strutturale. La spesa in servizi dovrebbe recuperare colmando il divario con il consumo di beni. I colli di bottiglia nelle catene di fornitura potrebbero diminuire con la riduzione delle restrizioni alla mobilità nelle principali economie asiatiche, alimentando la domanda finale e consentendo di rifornire le scorte, ormai esaurite.

 

Per la prima volta, a memoria d'uomo, in base alle stime di Pictet AM, il tasso di crescita reale dell'economia statunitense dovrebbe superare quello cinese registrando, inoltre, un output gap positivo, il più elevato degli ultimi trent'anni, secondo le stime del FMI. Il nuovo anno, secondo gli esperti della casa di gestione, sarà caratterizzato dalla prosecuzione delle tendenze del 2021. In generale, evidenziano dalla casa di gestione: le obbligazioni soffriranno l'aumento dei tassi e le azioni forniranno interessanti guadagni.  Le obbligazioni, infatti, entreranno probabilmente in una fase di bear-market secolare. L’atteso aumento dei tassi USA farà salire anche i rendimenti obbligazionari globali, anche se il ritmo di risalita probabilmente non sarà eccessivo poiché difficilmente le Banche Centrali si vorranno esporre a seri episodi di instabilità finanziaria fino a quando il tema Covid non sarà declassato a problema endemico. 
 

Il comparto si troverà in difficoltà: si prevede, infatti, che i Treasury USA (che in genere guidano i mercati del reddito fisso) registreranno perdite sull'anno, anche se il rendimento a scadenza sul decennale faticherà a superare il 2%. Inoltre, i rendimenti reali delle obbligazioni protette dall'inflazione sono già ai minimi storici, e difficilmente porteranno ritorni per gli investitori. Infine, la forza del dollaro dovrebbe proseguire, quantomeno nella prima parte dell’anno, nonostante le valutazioni oltre il fair value, soprattutto in virtù della crescita relativa dell'economia statunitense.

 

In campo azionario, invece, le valutazioni da record di molti asset, le politiche monetarie restrittive, le misure fiscali meno espansive e un’inflazione in aumento, limiteranno a una sola cifra i guadagni azionari, dopo essere quasi raddoppiate rispetto ai minimi post-pandemia. Per ciò che concerne la politica monetaria, dovrebbe essere meno accomodante nel 2022. Complessivamente il 2022 vedrà le principali banche centrali espandere i loro bilanci di circa 600 miliardi di dollari rispetto ai 2.700 del 2021. I tassi di interesse reali (depurati dell’inflazione) rimarranno negativi nonostante la conclusione del “Quantitative Easing” della Fed, i successivi rialzi dei tassi e, a quanto sembra dai primi spunti del nuovo anno, l’avvio del Quantitative Tightening.

 

Il focus della Fed nel 2022 sarà sull’inflazione salariale, la componente più persistente dell’inflazione e sicuramente quella che impatta in misura maggiore sulle manovre di politica monetaria, che poco possono fare, invece, per contrastare la crescita dei prezzi determinata da strozzature nelle catene di approvvigionamento, come quelle registrate negli ultimi mesi del 2021. Per contro, la Banca Centrale Europea pare molto più riluttante a procedere verso una politica monetaria restrittiva. Più contrastanti appaiono le prospettive per la Banca Centrale Cinese, che deve trovare un equilibrio tra la debolezza dell'economia e l'aumento dell'inflazione.

 

Secondo gli analisti della casa di gestione, vi sono ancora svariate opportunità, ad esempio nell’energia, estrazione mineraria o possibilità selettive nei mercati emergenti, con un occhio di riguardo tattico alle aree più danneggiate nel 2021 come proprietà immobiliari cinesi, azioni brasiliane e turche, che potrebbero vedere un aumento di interesse per motivi valutativi.

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