Investimenti del futuro: cambiamento climatico e alla transizione

07/12/2021

Investimenti del futuro: cambiamento climatico e alla transizione

di Advisor Professional

La News

I temi di investimento chiave del prossimo decennio saranno legati al cambiamento climatico e alla transizione verso un’economia a basso carbonio.

 

Ne è convinto David Riley, Chief Investment Strategist in Bluebay Asset Management, sostenendo anche che chi liquiderà il cambiamento climatico come una problematica di lungo periodo che va oltre il proprio orizzonte di investimento non riuscirà a né trarre beneficio dalle opportunità che si presenteranno, né a individuarne i rischi. L’obiettivo di governi, aziende e istituzioni è quello di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C e per farlo le emissioni, totali, di carbonio devono essere mantenute entro il cosiddetto ‘carbon budget’ o bilancio del carbonio globale. Questo “processo” - evidenzia Riley - richiede un incremento notevole del prezzo del carbonio che, però, non viene ancora riflesso nel pezzo di beni e servizi e nel valore degli asset.

 

Il calo delle emissioni nelle economie avanzate viene, di fatto, più che annullato dagli incrementi nei Mercati Emergenti e in particolare in Cina, India e altre economie asiatiche. Il CIS di BlueBay, però, sottolinea come il mondo sviluppato sia, ancora, il principale responsabile delle emissioni cumulative di CO2 dall’era pre-industriale e delle emissioni pro-capite annuali.

 

Tutti i firmatari degli Accordi di Parigi del 2015 si sono impegnati alla neutralità carbonica entro la seconda metà del secolo ma i paesi sviluppati hanno più tempo, e flessibilità, in base alle loro esigenze di sviluppo socio-economico. L’India, per esempio, ha promesso di tagliare l’intensità di carbonio del Pil entro il 2030, invece di ridurre le emissioni.  Il supporto finanziario e tecnico per le economie in via di sviluppo, in tale scenario, è essenziale affinché raggiungano target più ambiziosi e affrontino il cambiamento climatico, come da obiettivo stabilito alla recente COP26 di Glasgow.

 

Riley, soffermandosi sulle “fonti” delle emissioni, sottolinea come circa tre quarti delle emissioni di gas serra sono legate all’energia, dall’elettricità, al riscaldamento, ai trasporti, mentre circa un quinto deriva dall’agricoltura. Per ridurre le emissioni uno dei modi più efficienti, sul fronte dei costi, è il carbon pricing, soprattutto per quanto riguarda i sistemi governativi (ETS, Emission Trading System).

 

Alcuni Paesi potrebbero imporre dei dazi sul carbonio, con il rischio, però, di innescare una guerra commerciale climatica. In effetti tasse, e mercati del carbonio, si stanno diffondendo, ma il prezzo è ancora decisamente troppo basso per riallocare le risorse da attività economiche ad alta intensità verso quelle a bassa intensità, e incentivare la scala di investimenti richiesti per decarbonizzare l’economia.

 

Le resistenze politiche, dovute all’impatto sulle bollette delle famiglie e sui costi di trasporto, imporranno costi ancora più elevati e temperature più alte nel medio termine. Il Fondo Monetario Internazionale, però, stima che il contraccolpo economico dovuto alla tassazione sul carbonio verrebbe compensato dai guadagni economici.

 

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