02/12/2021

COP26: le 10 considerazioni chiave del World Climate Summit

di Advisor Professional

La News

Conosciuta anche come COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, conclusasi lo scorso 12 novembre, rappresentava il momento di controllo e di verifica della precedente (COP21 di Parigi con i relativi accordi). Il team di Goldman Sachs Asset Management ha individuato 10 considerazioni chiave che riassumono il il World Climate Summit - The Investment COP, uno dei più importanti eventi ufficiali in occasione della COP26, a cui l’asset manager era presente con una delegazione.

Vediamoli in dettaglio.

 

Urgenza: il 2030 è il nuovo 2050. La ricerca scientifica suggerisce che serve ridurre di circa il 50% le emissioni entro il 2030 per evitare l’aumento delle temperature di 1,5°C. I tagli e gli impegni assunti finora sono finalizzati all’appiattimento della curva del cambiamento climatico: di conseguenza le emissioni globali sarebbero comunque potute aumentare del 17% entro il 2030. Secondo il Climate Action Tracker, gli attuali obiettivi per il 2030 (senza considerare gli impegni per il 2050) tracciano un percorso che porterà ad un aumento della temperatura di 2,4°C entro la fine del secolo. Serve quindi agire immediatamente.

 

Investimenti: La finanza è fondamentale per risolvere i problemi della crisi climatica. Il ruolo della finanza è stato ampiamente evidenziato ed enfatizzato. Tra i probabili trend chiave, lo sviluppo di soluzioni di finanza mista per la condivisione del rischio (soprattutto per gli Emergenti), rendimenti realizzati in un orizzonte temporale più lungo di quello solito degli investitori, aumento della domanda di portafogli d’investimento net zero, continuo sviluppo della capacità di valutare impatto, rischi e opportunità nei modelli dei mercati dei capitali.

 

Collaborazione: bisogna coinvolgere industrie, aree geografiche, settore pubblico e privato. La decarbonizzazione è una sfida globale di portata senza precedenti ed è risultato incoraggiante che in molti panel ci siano state importanti discussioni in merito alla cooperazione tra settore pubblico e privato, necessaria per catalizzare gli investimenti.

 

Engagement: promuovere il cambiamento permetterà di ottenere risultati positivi per il clima. Il semplice disinvestimento da aziende e Paesi ad alte emissioni non risolve il problema di fondo: gli asset ad alta intensità di carbonio potrebbero finire nei mercati privati soggetti a un minor grado di trasparenza. La corsa globale per arrivare alle zero emissioni nette potrebbe essere poi compromessa da un mancato cambiamento da parte delle aziende più inquinanti. La minaccia di disinvestimento deve essere reale, e devono essere stabiliti obiettivi chiari tempistiche definite per ritirare il capitale investito nel caso di un mancato raggiungimento di questi target.

 

Innovazione e scala: catalizzare e rendere scalabili le soluzioni crea opportunità di investimento. L’innovazione può essere un investimento redditizio: nel tempo, ogni euro investito in un portafoglio di soluzioni cleantech dovrebbe generare 9 euro di fatturato nei mercati europei entro il 2050.

 

Dati e misurazioni: adottare standard coerenti per le iniziative aziendali e finanziarie. I mercati finanziari devono valutare rischi e opportunità delle questioni ambientali, sociali e di governance, poiché queste influiscono sul valore dell’impresa. Questo sta determinando una domanda significativa di dati di alta qualità sull’impatto e sulla performance climatica, così come di adeguati sistemi di reporting, strumenti essenziali per allocare il capitale per la transizione.

 

Quadro politico: iniziative e finanziamenti privati hanno bisogno del supporto della politica. La politica governativa ricopre un ruolo cruciale per il successo degli obiettivi “net zero”.  Ad aziende e investitori serve un quadro chiaro in cui operare, in particolare nella standardizzazione delle informazioni e nella regolamentazione. Anche il carbon pricing dovrebbe essere un’area di forte attenzione per i politici.

 

Mercati sviluppati ed emergenti: esigenze diverse e considerazioni differenti. I mercati emergenti hanno bisogno di maggiori finanziamenti per la transizione e per compensare la maggiore esposizione ad asset non recuperabili, la maggiore vulnerabilità ai rischi fisici legati al clima e le economie generalmente più povere con rating creditizi più bassi, molte delle quali che stanno ancora facendo i conti con le conseguenze della pandemia. Nei Paesi in via di sviluppo, i disastri climatici colpiscono in modo sproporzionato donne e ragazze: entro il 2025, 12,5 milioni non concluderanno la loro istruzione a causa del cambiamento climatico.

 

Oltre le emissioni: concentrarsi su biodiversità, oceani e rifiuti. La biodiversità è una delle minacce materiali per il nostro pianeta, gravemente danneggiata dagli attuali livelli di emissioni. Gli oceani hanno un’importanza cruciale per quanto riguarda gli sforzi in materia di decarbonizzazione, oltre ad avere bisogno di essere protetti dalla perdita di biodiversità e dall'inquinamento. L'economia circolare, che si concentra sul rinnovamento dei prodotti piuttosto che su come smaltire o riciclare i rifiuti, supporterà ulteriormente gli sforzi di decarbonizzazione.

 

Responsabilità: tutti devono essere ritenuti responsabili. I risultati hanno un’importanza cruciale: se non realizziamo i piani che ci siamo prefissati, nient’altro avrà importanza. Governi, aziende, investitori e consumatori devono tutti essere considerati responsabili.

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