14/10/2021

Comprendere e affrontare i picchi

di Advisor Professional

La News

Cercare di comprendere il punto esatto in cui un determinato andamento raggiunge il livello massimo rappresenta sempre una sfida per i mercati finanziari. Il picco del tasso di crescita economica, quello dei contagi e, più recentemente, quello dell’inflazione: situazioni che portano gli operatori finanziari al classico bivio comportamentale di “fear or greed”.

 

“Numerosi indicatori del clima di fiducia di mercati e imprese hanno toccato il picco nel secondo trimestre, e da allora hanno continuato a perdere quota, anche se in termini storici sono ancora su livelli elevati - spiegano dal team Global Fixed Income di Morgan Stanley IM - Poiché, a nostro avviso, questi sono gli indicatori più attendibili dell’evoluzione futura della crescita, consideriamo preoccupante il loro deterioramento. L’espansione economica sta rallentando, e di conseguenza i titoli di Stato dovrebbero segnare un netto rialzo e le attività rischiose un forte ribasso”.

 

Tutto questo ovviamente non si è finora verificato. “Quest’anno i mercati non si sono mossi in modo sincrono con i dati, molto probabilmente a causa dello straordinario contesto economico in cui ci troviamo, caratterizzato dall’impennata degli indicatori della fiducia a inizio anno, quando si prevedeva che le economie si sarebbero riprese molto rapidamente dopo la fine dei lockdown” mettono in chiaro gli analisti del team obbligazionario.

 

Del resto, non è detto che il peggioramento - meglio, la decelerazione - degli indicatori di sentiment anticipi necessariamente una recessione, come solitamente avveniva in passato. Un fatto che dipende dalle condizioni straordinarie in cui si trovano i mercati, inondati dalle politiche monetarie delle banche centrali.

 

“Prestare eccessiva attenzione alle variazioni del tasso di crescita distrae dal fatto che questo si mantiene solido: viste le condizioni assolutamente senza precedenti in cui si trova l’economia mondiale, è improbabile che gli indicatori della fiducia siano in grado di anticipare con la consueta precisione l’avvicinarsi della fine del ciclo di espansione economica - avvisano da Morgan Stanley IM - Un aspetto cruciale, ma a volte trascurato, è che nella maggior parte dei paesi sviluppati la crescita si mantiene robusta e le prospettive sono positive. Secondo noi, queste condizioni favoriscono gli investimenti rischiosi e consentono alle banche centrali di iniziare a ridurre le misure di sostegno straordinario varate per contrastare l’impatto della pandemia”.

 

Stessa cosa per il tema dell’inflazione: pur dopo la netta accelerazione già segnata, non è ancora chiaro se abbia già raggiunto il livello massimo, dato che le rilevazioni continuano a superare le attese.

 

“Se anche si fosse già toccato il punto di svolta, molti economisti ora prevedono che la crescita dell’inflazione su base annua si manterrà sui livelli attuali per altri 9-12 mesi. Anziché prevedere una brusca impennata, il consensus ora si orienta per un dato stabilmente elevato, che inizierà a scendere solo nel secondo semestre del 2022. Il problema non è quindi se l’inflazione abbia già raggiunto il picco oppure no, ma per quanto tempo si manterrà elevata e, in tal caso, se spingerà al rialzo le aspettative d’inflazione, costringendo le banche centrali a intervenire”.

Come muoversi quindi? “Manteniamo un posizionamento lungo sugli investimenti rischiosi (obbligazioni societarie, titoli ad alto rendimento garantiti da ipoteche residenziali (RMBS) e mercati emergenti) a fronte delle prospettive economiche positive e della solidità dei fondamentali, malgrado i livelli storicamente bassi dei differenziali di credito - concludono dal team Global Fixed Income - Riteniamo che i rendimenti dei titoli di Stato aumenteranno in vista della riduzione degli stimoli monetari da parte delle banche centrali, ma non ci attendiamo un’ondata incontrollata di vendite”.

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