23/09/2021

Ecco perché il tapering non peserà sugli Emergenti

di Advisor Professional

La News

Quando si parla di tapering, la mente corre subito a quanto successo nel 2013: l’allora presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ipotizzò una possibile riduzione degli acquisti di asset e i mercati finanziari reagirono drasticamente.

I rendimenti reali e nominali statunitensi a 10 anni registrarono un forte rialzo innescando un’ondata di vendite sul debito Emergente e, come conseguenza, un allargamento degli spread sul credito e pressioni sui cambi.

 

Con la nuova paventata riduzione di acquisti di asset (il tapering, appunto) da parte della Federal Reserve guidata ora da Jerome Powell, tale fenomeno potrebbe verificarsi nuovamente?

Secondo Simona Gambarini, Senior Market Strategist di Goldman Sachs Asset Management, no, e ci sono tre ragioni per cui questo non dovrebbe succedere, alla luce di un target del rendimento del decennale Usa, per fine anno, all’1,60% circa (30 punti base in più rispetto ai livelli attuali).

 

Nel 2013, tra maggio e settembre, il rendimento nominale dei Treasury salì di circa 140 punti base poiché la Federal Reserve non riuscì a rassicurare i mercati sul fatto che la graduale riduzione degli acquisti non sarebbe stata immediatamente seguita da un inasprimento della politica monetaria.

“La Federal Reserve ha imparato dagli errori - spiega la Gambarini - Il Federal Open Market Committee ha insistito molto nel sottolineare che la graduale riduzione degli acquisti precederà qualsiasi considerazione di rialzo dei tassi. Sebbene l’inflazione sia molto più alta oggi, il Regime di Inflazione Media Flessibile adottato di recente dalla Fed implica che probabilmente la stessa agirà con più cautela in una futura manovra restrittiva. Inoltre il bilancio della Fed, con circa 8.200 miliardi di dollari, ha una dimensione quasi tre volte superiore rispetto a quella del 2013”.

 

La seconda motivazione è relativa all’economia: nel 2013 il Pil Usa cresceva dell’1,8%, quindi non certo un livello da “surriscaldamento”, ma la Fed decise comunque di iniziare il tapering.

“Oggi, invece, l’aumento dei rendimenti è giustificato dalle migliori prospettive economiche. Si prevede un’espansione dell’economia globale del 6,3% quest’anno, con un ritmo di recupero post-recessione più sostenuto da 80 anni a questa parte. La crescita prevista negli Stati Uniti, pari al 6%, sarà invece la più rapida degli ultimi 40 anni.

Quindi una solida crescita economica globale e statunitense dovrebbe incidere positivamente sugli asset di rischio come le azioni, il debito dei Mercati Emergenti e le materie prime”.

 

La terza ragione riguarda la situazione dei Paesi emergenti. Nel 2013, i “cinque fragili” (Sudafrica, Brasile, India, Indonesia e Turchia) avevano notevoli disavanzi delle partite correnti e dipendevano fortemente dagli afflussi di capitale estero. Ora invece la bilancia delle partite correnti di molti Paesi emergenti è più solida, la pandemia ha migliorato i saldi anche a causa del crollo delle importazioni.

“Con la ripresa delle economie, è probabile che i disavanzi strutturali delle partite correnti riemergano, ma, allo stato attuale, la maggior parte dei Mercati Emergenti si trova in una posizione migliore per resistere ad una fuga di capitali – prosegue la market strategist di Goldman Sachs - Inoltre, negli ultimi anni, il flusso di risorse esterne verso i Mercati Emergenti non è stato neanche lontanamente paragonabile a quello degli anni precedenti al Taper Tantrum del 2013 e i tassi di cambio reali non sono sopravvalutati come all’epoca”.

 

Come muoversi quindi? “Nel complesso, crediamo che lo scenario macroeconomico rimanga favorevole per ulteriori rialzi degli asset di rischio.

Mentre l’economia globale continua a crescere ad un ritmo sostenuto, favorita da ulteriori progressi nelle vaccinazioni, e gli investitori vanno alla ricerca di rendimento in un mercato sempre più difficile, prevediamo un’ulteriore compressione degli spread nel debito dei Mercati Emergenti.

Benché un’altra improvvisa impennata dei rendimenti statunitensi potrebbe aprire un periodo di avversione al rischio globale, esercitando pressioni sugli asset dei Mercati Emergenti, i migliori fondamentali macroeconomici suggeriscono che questa volta i Mercati Emergenti recupererebbero più rapidamente”.

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