20/09/2021

Settori vincenti e perdenti con la transizione verde

di Advisor Professional

La News

“La transizione verde avverrà come ogni transizione passata: generando incertezze e volatilità nel durante”.

Delinea subito il quadro Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo ISPI, nel corso della conferenza “La geopolitica del cambiamento: clima, ambiente e investimenti” organizzata da Aberdeen Standard Investments al Salone del Risparmio 2021.

“Fino a qualche anno non c’era una condivisione forte sulla necessità di salvare pianeta – prosegue Magri - È un’ipotesi win win, in cui tutti gli attori in campo vincono, ma questo è un obiettivo a 30-40 anni. Ma ora è fase di aggiustamento”.

 

Certo, non tutti ne usciranno vincenti. Tra i perdenti ci saranno ad esempio alcuni Paesi esportatori di petrolio, con tassi di sviluppo intermedi e tassi di inquinamento alti. Ma ci sono rischi anche per le economie e per i mercati finanziari.

“Se i governi fanno ‘troppo’ e non intervengono tenendo conto dei settori perdenti ci saranno comparti che subiranno conseguenze serie, dall’oil & gas a quello dell’edilizia delle costruzioni, e a quel punto i problemi aumenteranno - aggiunge il Vice Presidente di ISPI - Se invece fanno troppo poco il rischio è quello di enormi impatti naturali. E spesso sono rischi che non sono ancora presi in considerazione dalle aziende.

Ad esempio, le 100 aziende, maggiori produttori di cemento, non prevedono impatti di alcun tipo. Un dato evidentemente sottovalutato rispetto alla realtà”.

 

Del resto, non basta l’impegno di Europa e Stati Uniti (il Vecchio Continente vale l’8% delle emissioni e gli Usa il 14%), ma serve cooperazione internazionale, visto che ad esempio Cina e Russia valgono insieme il 35% delle emissioni.

Le transizioni si intersecano quindi con questioni geopolitiche.

 

Ma quale impatto avranno sui portafogli? A rispondere alla domanda è Craig Mackenzie, Head of strategic asset allocation di ASI.

“L’Europa ha fatto grandi passi e rafforzato i propri obiettivi e giudico la Cina coraggiosa a darsi un target del genere al 2060.

Chiaramente in ogni settore ci saranno vincitori e vinti.

Ad esempio nell’Energy i primi saranno tra le aziende che operano nelle rinnovabili, nello storage e nelle power grid efficienti, i secondi quelle nel carbone e nel gas.

In Edilizia, ok per chi fa edifici verdi, efficienti, smart e a basse emissioni x riscaldamento, pollice verso per chi crea costruzioni inefficienti e con riscaldamento ancora a petrolio o gas.

Nei Trasporti bene per chi propone trasporti sostenibili, efficienti e a basse emissioni, ma non per chi propone ancora movimentazioni a gasolio, e sarei anche cauto sul settore aviazione”.

 

Un portafoglio esposto su asset perdenti è quindi a rischio: serve risistemarli abbandonando i settori e i titoli che vengono giudicati perdenti, concentrandosi invece su quelli vincenti.

“I cambiamenti nei portafogli ci sono stati, in modo naturale, anche in quelli passivi, dato che vari settori ad alte emissioni sono stati anche i loser dell’ultimo decennio - continua Mackenzie - Ma quelli attivi lo han fatto molto di più e molto più velocemente”.

 

Come muoversi allora? “Fondamentale sarà il peso degli emergenti: ora l’azionariato è dominato dai Paesi sviluppati, ma nei prossimi anni e decenni a dominare saranno i Paesi in via di sviluppo nei settori dell’energia e dei trasporti.

Non dimentichiamo che il 70% dei capitali investiti per arrivare all’obiettivo di net zero sarà negli Emergenti, e soprattutto in Asia”.

 

 

 

Il 5 luglio 2021 è nato ufficialmente il nuovo marchio della nostra società quotata - abrdn plc (si pronuncia Aberdeen). Si tratta del primo passo di un processo mirato alla diffusione del nuovo brand a livello globale, che al momento si riferisce solo alla denominazione giuridica. Nei prossimi mesi, il business globale della gestione patrimoniale assumerà la nuova denominazione e la nuova identità visiva. Fino ad allora però continueremo ad utilizzare il brand Aberdeen Standard Investments. Informazioni più precise saranno comunque fornite in prossimità dell'attuazione di questi cambiamenti. Rendere chiaro a tutti il nuovo brand costituisce una parte fondamentale della nostra strategia di crescita orientata al cliente. Ben più di una nuova denominazione, il nuovo brand è rappresentativo di un business più orientato alla crescita, che affianca i propri clienti affinché diventino investitori migliori. Il nuovo brand vuole rappresentare chiarezza d'intenti, motivazione e spinta verso una crescita sostenibile. Nella convinzione che un marchio non sia nulla senza performance, riteniamo che questa ambizione continuerà a farci distinguere come leader nella gestione patrimoniale. Per saperne di più: abrdn.com

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