03/08/2021

Tre elementi strutturali di preoccupazione

di Advisor Professional

La News

Il reflation trade globale si è esaurito e i rendimenti del Treasury decennale statunitense, che a inizio anno era allo 0,9% e a maggio all’1,7% è tornato sotto quota 1,20%.

“Si tratta di un calo di oltre 50 punti base dal picco di marzo, sfidando un’impennata dell’inflazione USA del 5,4%, al massimo degli ultimi 13 anni - commenta Thomas Hempell, Head of Macro & Market Research di Generali Investments - Il mercato azionario globale è in una fase di stasi, con una crescente volatilità, un rafforzamento del dollaro statunitense e una riduzione del prezzo del rame rispetto all’oro”.

 

 

 

Vaccini e stimoli fiscali USA hanno portato un posizionamento consensuale, con afflussi azionari da record nella prima metà del 2021 e una ripida curva dei rendimenti negli Usa. La revisione del posizionamento ha così contribuito al recente appiattimento. Ma ora sui mercati finanziari si stagliano tre elementi di preoccupazioni strutturali. Li delinea il manager di Generali Investments.

 

Il primo è rappresentato dal rapido dilagare della variante delta del Covid-19. I Paesi più in ritardo nella corsa ai vaccini (Emergenti a eccezione della Cina, ma anche il Giappone) potrebbero essere costretti a restrizioni più dure. I settori del turismo e dell’accoglienza saranno interessati, ma difficilmente i governi imporranno nuove e più ampie restrizioni. Le varianti hanno ampliato i rischi economici di coda, ma le attese sono di una crescita economica globale al di sopra del potenziale nel secondo semestre.

 

Il secondo è la svolta più aggressiva della Fed che ha alimentato preoccupazioni su una riduzione prematura degli stimoli. I mercati hanno anticipato l'atteso rialzo dei tassi alla fine del 2022. Ma Powell ha enfatizzato la sua pazienza e la lunga strada ancora da compiere verso la piena ripresa, la BCE ha cementato il suo orientamento dovish e anche il sostegno della politica fiscale sarà rimosso solo lentamente.

 

Il terzo e ultimo riguarda i timori d’inflazione, che sono diminuiti (i titoli 5y5y USA sono scesi di 25 punti base rispetto al picco di maggio). Ma se il picco dell’inflazione statunitense appare transitorio, è più difficile che i cambiamenti strutturali impediranno all’inflazione di tornare ai livelli pre-crisi.

 

Come vi posizionate quindi? “Manteniamo una posizione cauta sulla duration, in sottopeso sulle obbligazioni core a lunga scadenza, positivi sul credito grazie all'allentamento dei default rates e al sostegno persistente della BCE. Questo vale anche per i titoli sovrani dell'Europa meridionale, che sono i principali beneficiari dell'impegno BCE nella sua nuova strategia.

Abbiamo una prudente sovraesposizione verso le azioni e vediamo rischi più elevati nelle settimane estive meno liquide. La solida crescita degli utili e i continui afflussi di liquidità aiutano.

Il dollaro USA potrebbe aver raggiunto il picco tra il recente indebolimento delle aspettative di reflazione ma, dato l'impegno più dovish della BCE, vediamo meno potenziale per l'euro di beneficiare del rimbalzo economico di quest'estate”.

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