02/08/2021

Una nuova era per l'economia. Tutti gli scenari futuri

di Advisor Professional

La News

La pandemia ha portato in dote una crisi economica di dimensioni enormi ed i governi hanno posto in essere importanti piani di spesa per sostenere la ripresa.


Jack Janasiewicz, Senior Vice President di Natixis Advisors, ha risposto ad alcune domande con l’obiettivo di analizzare lo scenario attuale e i possibili risvolti futuri e, nello specifico, l’impatto che la nuova amministrazione americana potrà avere sull’economia.

 

Stiamo entrando in una nuova?

Il grande punto di svolta ha coinciso con la consapevolezza che la politica monetaria può arrivare solo fino a un certo punto. Ormai da alcuni anni, contiamo sulla Fed per l'azione di stimolo alla crescita, attraverso interventi di alleggerimento come il Quantitative Easing o il taglio dei tassi.

Da sempre, però, l'iniezione di masse di denaro così imponenti finisce per smorzare gli effetti moltiplicatori e quel denaro non riesce ad essere speso, e questo fenomeno è stato amplificato dagli eventi più recenti. Con questi presupposti, la spinta dell'amministrazione Biden verso una spesa di così grandi proporzioni sembra una logica conseguenza, che rientra anche in una tendenza di lungo termine.  

I tassi sono in traiettoria discendente da così tanto tempo che la nostra economia è oggi molto più indebitata di quanto fosse 15 anni fa. Questo risultato riduce i vantaggi incrementali legati al taglio dei tassi, attenuando ulteriormente l'effetto moltiplicatore.

Per molto tempo, la priorità è stata l'inflazione; oggi, invece, la stabilità dei prezzi è considerata una priorità secondaria rispetto all'occupazione e questa svolta ha conseguenze enormi sul mondo reale.



Le politiche di Biden rappresentano una rottura con le ortodossie economiche degli ultimi quarant'anni?

Se si riesamina una parte delle misure inserite nella campagna di Trump nel 2016, ci si rende conto che si parlava molto di infrastrutture. L'argomento, quindi, è nell'aria già da tempo. Una delle maggiori sfide che gli Stati Uniti devono affrontare è la distanza tra i ricchi e i poveri che ha, senza dubbio, contribuito alle turbolenze degli ultimi anni.

Le alternative possibili sono due: o si decide di non affrontare il problema del divario crescente in termini di ricchezza, rischiando l'instabilità sociale, oppure Biden s'impegna a creare l'economia più inclusiva di cui parla.


Nel prossimo futuro, secondo molti, i margini d'interesse resteranno decisamente bassi. Se ciò dovesse essere confermato quali effetti ci saranno sugli scenari futuri?

Si tende a sottovalutare troppo il fatto che, nel mondo, non ci siano asset sufficienti. Pensiamo, per esempio, ad acquirenti insensibili al prezzo come le compagnie di assicurazioni e i fondi pensione: la loro domanda continua a crescere, specialmente in un momento in cui la generazione del Baby Boom sta andando massicciamente in pensione, fenomeno che, a sua volta, spinge la domanda degli asset obbligazionari.

Questa dinamica va inserita nel quadro dell'azione continua delle banche centrali, che scelgono di fare uscire dal sistema le obbligazioni abbassando i tassi e cercando di attrarre i risparmiatori verso livelli di rischio superiori. E' probabile che le banche centrali manterranno queste obbligazioni fino a scadenza, tenendole fuori dal mercato secondario e creando maggiore domanda per gli asset obbligazionari di qualità elevata.

I grandi compratori di obbligazioni vengono così spinti verso i mercati emergenti, caratterizzati da un contesto demografico favorevole per gli asset a lungo termine.
I tassi non resteranno certo così bassi per sempre e, a mio avviso, questi fattori dovrebbero contribuire a tenerli a freno in un futuro ragionevolmente ipotizzabile.

 

I bassi tassi d'interesse hanno contribuito a lungo a sostenere i prezzi degli asset su livelli record. L’ipotesi bolla è definitivamente sfumata?

E' indubbio che l'azionario americano se la sia cavata proprio bene ma il solo fatto di raggiungere livelli così alti non implica necessariamente una bolla. I Millennial che stanno risparmiando per la pensione sono quasi “costretti” a investire in azioni a causa del basso rendimento delle obbligazioni.

Nel sistema oggi affluisce più denaro che insegue lo stesso numero di asset, o forse un numero addirittura inferiore, se si considera che nei listini USA sono presenti meno azioni di quante ve ne fossero alla fine degli anni Novanta.
Per trovare i segni di una bolla, dovremmo guardare piuttosto agli indicatori di fiducia ma finché non cambierà il contesto dei tassi d'interesse, i risparmiatori continueranno a riporre fiducia nei titoli azionari.

 

Parlando di strategie a lungo termine, dove si colloca il rischio di cambio nella nostra riflessione?

Il modo più semplice di pensare al dollaro sia il famoso "sorriso del dollaro" dove, a un'estremità, la crescita rispetto al resto del mondo è così forte da attrarre capitali verso gli Stati Uniti, fenomeno che, a sua volta, fa risalire il dollaro.
All'estremità opposta si hanno invece gli scenari apocalittici in cui il dollaro assolve la funzione di porto sicuro mentre il mondo precipita all'inferno. Anche questo aumento della domanda spinge il dollaro verso l'alto.

Tra questi due estremi, c'è una fase caratterizzata da una crescita più omogenea nel mondo e, quando il clima è così favorevole, la propensione al rischio aumenta e, di conseguenza, aumenta anche la domanda di azioni dei mercati emergenti. Il Covid ha compresso tutti questi tre scenari in un brevissimo lasso di tempo.

 

Quali sono i principali rischi che politici e investitori non prendono abbastanza sul serio?

Le criptovalute sono in cima alla classifica. Spesso sono descritte come asset non correlati ma, un giorno, si arriverà a poter comprare la Tesla in Bitcoin. In realtà, le criptovalute sono più interconnesse con il mercato generale di quanto si pensi e il loro mercato ha assunto dimensioni di tutto rispetto.

Bisogna capire in quali punti del sistema siano presenti le vulnerabilità che non sono state previste o prese in considerazione dai decisori politici.
 

 

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