26/07/2021

Value o Growth? Meglio concentrarsi sul potenziale delle società

di Max Malandra

La News

“A fine 2020 avevamo ridotto l’esposizione azionaria sui titoli che avevano corso molto durante l’anno, quindi tipicamente i Growth, reinvestendo su società più consolidate che oggi, in un contesto di rendimenti più bassi, hanno lo stesso profilo di rischio/rendimento in linea con quelle ad elevata crescita. Parliamo di titoli, a seconda dei portafogli, quali Facebook, Amazon, CostCo.

Le quotazioni riflettevano aspettative di crescita elevate e quindi multipli alti”. A delineare la ratio delle operazioni è Mary Sue Marshall, portfolio specialist all’interno del team Counterpoint Global di Morgan Stanley IM, che ha spiegato la sua view in un recente webinar (che si può rivedere qui).

 

“Verso la fine del primo trimestre abbiamo invece ridotto le posizioni sui titoli più consolidati, tornando su quelli ad alta crescita che erano tornati più appetibili. Pensiamo che possano realizzare, nei prossimi cinque anni, rendimenti a doppia cifra, inferiori a quelli degli ultimi 15 anni, ma comunque appetibili rispetto al mercato nel suo complesso e ad altre alternative liquide.

Ci concentriamo non sui multipli delle società, ma sulle capitalizzazioni di mercato e sulla loro possibilità di crescita nei prossimi 5-10 anni. E nella fase attuale vediamo fondamentali molto solidi e capacità di aumentare le rispettive quote di mercato. Aumentandone quindi il valore implicito”.

 

Il tema della rotazione tra titoli Value e Growth ha infiammato i dibattiti di gestori e investitori. Qual è la sua view?

“Da 20 anni, come team Counterpoint Global resistiamo alle etichette tradizionali. E quindi rifuggiamo da una sterile contesa tra Value e Growth, distinzione cui non crediamo assolutamente.

Attualmente c’è molto poco di conveniente dal punto di vista dei multipli e questo pone sfide per tutti gli investitori, soprattutto per i Value, che in genere sono società più cicliche, ad alta intensità di capitale e più regolamentate: ebbene, queste sono aziende in cui nel tempo tendenzialmente non abbiamo investito.

Noi guardiamo al valore intrinseco futuro della società: certo, magari ora scambiano a premio rispetto al mercato, ma abbiamo imparato come, nei vari decenni, possano continuare a passare di mano a premio anche in futuro, ma a rendere ben più di quel multiplo. La qualità è sempre di moda. Microsoft e Cisco sono due esempi degli anni ’90; Amazon lo è in questi anni”.

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