09/06/2021

Mercato azionario ancora ok

di Advisor Professional

La News

“La crescita dovrebbe rimanere generalmente solida nel 2021: lo straordinario stimolo fiscale, i tassi di interesse storicamente bassi e l’enorme quantità di risparmi accumulati dalle famiglie durante la pandemia creano una confluenza di fattori positivi”. Così da Strategic Advisory Solutions di GS Asset Management.

“Gran parte di questa espansione servirà a recuperare la crescita perduta nel 2020, ma prevediamo che la ripresa proseguirà ben oltre i livelli pre-pandemia e per tutto il 2022. Tuttavia, ci aspettiamo forti disparità di crescita a livello regionale, in funzione dell’andamento delle campagne vaccinali, del supporto fornito dalle politiche monetarie e fiscali e dalla composizione del PIL”.

 

Accanto all’andamento dell’economia, le tematiche più monitorate dagli operatori riguardano il mercato del lavoro e l’inflazione. Il primo si sta muovendo ovviamente più lentamente rispetto al Pil, soprattutto in Europa dove il picco di disoccupazione potrebbe non essere stato ancora raggiunto.

Per quanto riguarda invece l’inflazione, il 2021 dovrebbe essere in rialzo principalmente a causa degli effetti base legati alle dinamiche del 2020.

 

Andando su un livello più operativo, qual è la view sul segmento azionario?

“I titoli azionari hanno mostrato una tenuta considerevole durante la forte ondata di vendite sui mercati del debito sovrano - spiegano gli esperti di Strategic Advisory Solutions - I tassi di interesse vicini ai minimi storici hanno sostenuto le valutazioni azionarie elevate, in un contesto in cui gli investitori guardano al miglioramento degli utili e le campagne vaccinali lasciano intravedere un ritorno ad una parvenza di “normalità” nel prosieguo dell’anno”.

 

Senza contare che le aspettative sulla crescita economica incidono in misura limitata sulle scelte di investimento, sia nei Mercati Sviluppati sia in quelli Emergenti.

“Nonostante la teoria economica suggerisca che la crescita influenza i mercati azionari per stadi, nella pratica non vediamo una relazione statistica particolarmente solida. I dati storici mostrano che il PIL reale di un paese ha un certo potere esplicativo positivo, ma non significativo, in relazione ai rendimenti del mercato azionario.

Crediamo che la sovraperformance delle azioni dei Mercati Sviluppati al di fuori degli Stati Uniti e di quelli Emergenti dipenda in misura minore dall’esposizione al Paese e maggiormente dalla selezione dei titoli.

In base ai dati dal 2010, la percentuale di gestori di fondi azionari non statunitensi che ha generato rendimenti superiori a quelli dei fondi a gestione passiva appare significativa, specialmente se raffrontata con i gestori Large Cap statunitensi.

Anche l’ampiezza di tale sovraperformance è sostanziale, dato che i gestori di fondi azionari Large Cap dei Mercati Emergenti e Sviluppati non USA hanno battuto il fondo passivo mediano rispettivamente di 3,8 e di 2,3 punti percentuali”.

 

 

 

Rischi limitati di “bolla”, quindi, almeno per ora?

“Sebbene i timori legati alle valutazioni del mercato azionario statunitense siano comprensibili, l’ampio rimbalzo dell’indice S&P 500 dai minimi del 2020 appare ancora decisamente contenuto rispetto ai rendimenti totali generalmente raggiunti fra l’inizio di una fase di ripresa del mercato azionario e la successiva recessione - concludono da GS Asset Management - Con un’economia statunitense che rimane in modalità espansiva, la probabilità storica che l’S&P 500 generi un rendimento positivo su un periodo di un anno si avvicina al 90%”.