Inflazione e rialzo dei rendimenti: prospettive per il mercato obbligazionario

17/05/2021

Inflazione e rialzo dei rendimenti: prospettive per il mercato obbligazionario

di Advisor Professional

La News

Ora che il mercato ingloba nei prezzi rialzi più vicini nel tempo e più veloci negli Stati Uniti, un intervento delle banche centrali è alle porte? La politica ultraespansiva impone l'uscita anticipata dai tassi zero? 

Queste sono le due domande che gli investitori si pongono in questa fase di mercato in cui, dopo il forte rialzo dei rendimenti sui Treasury di febbraio e marzo, è necessario iniziare ad analizzare nel dettaglio la situazione attuale.

 

Secondo le banche centrali no, per i mercati invece sì, almeno per quanto riguarda le aspettative di rialzo dei tassi da parte della Fed - mettono in chiaro dal team Global Fixed Income di Morgan Stanley IM - In pratica, il mercato crede che la Fed si placherà e inasprirà la politica prima di quanto stia dicendo.

Ma secondo la Fed e la BCE, le economie sono lontane dal raggiungere gli obiettivi di inflazione, mercato del lavoro e crescita necessari per un inasprimento della politica”.

 

Certo, ci sarà bisogno di altri dati per dirimere questo dibattito e gli ultimi numeri statunitensi sul mercato del lavoro lasciano ritenere che ci vorrà ancora un bel po’ di tempo prima di rivedere una politica monetaria restrittiva.

“Visto che la Fed resta in attesa di una sequenza di dati solidi, potrebbe volerci un bel po’ prima che sia fatta maggiore chiarezza su chi ha ragione e chi ha torto - confermano gli analisti di Morgan Stanley IM - Ciò detto, considerati i dati e il flusso di informazioni, non ci sorprenderebbe se il mercato inglobasse nei prezzi aumenti più rapidi dei tassi”.

 

Quali sono allora le prospettive nei vari comparti dell’asset class obbligazionaria? Ecco la view del team Global Fixed Income.

 

Mercati Sviluppati. Gli ultimi dati a disposizione e i flussi di informazioni continuano a segnalare una crescita notevole nel 2021. Grazie al piano di aiuti e stimoli da 1.900 miliardi di dollari approvato dal Congresso, la politica fiscale americana dovrebbe innescare un significativo miglioramento della crescita nel 2021/2022, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.

Anche se non prevediamo una forte ondata di vendita sui mercati dei titoli di Stato, riteniamo che i rischi si orientino verso un aumento dei rendimenti, viste le valutazioni elevate rispetto ai livelli storici e il possibile aumento dei premi a termine scontato nella curva dei rendimenti.

In generale le banche centrali non hanno espresso particolare preoccupazione per l'aumento dei rendimenti, forse perché non ha ancora causato un inasprimento ingiustificato delle condizioni finanziarie. Ci attendiamo un netto aumento dell'inflazione nel 2021, ma di natura transitoria, che verrà pertanto ignorato dalle banche centrali.

 

Mercati Emergenti. Malgrado un anno sinora difficile per il debito emergente, confermiamo il giudizio positivo sull’asset class da qui a fine 2021. Il contesto mondiale, caratterizzato da politiche monetarie che si manterranno accomodanti ancora a lungo, avanzamento delle campagne vaccinali e aspettative di una politica fiscale più espansiva negli Stati Uniti, dovrebbe sostenere i titoli dei mercati emergenti.

Un’eventuale mancata realizzazione delle aspettative ottimistiche sulle politiche di Biden rispetto alla crescita e agli scambi commerciali potrebbe incidere negativamente sulle performance degli strumenti finanziari più legati all’andamento della crescita. Infine, il riemergere dei rischi geopolitici (testimoniato dalla recente recrudescenza delle tensioni USA-Russia e USA-Cina) potrebbe mettere a repentaglio le nostre previsioni relativamente positive per i mercati emergenti.

 

Credito. Il credito è supportato dalle aspettative di una ripresa economica nel 2021 e dal costante sostegno fornito dalla politica monetaria e fiscale, a fronte di tassi ridotti e di un piano di QE ancora imponente.

Ci aspettiamo un proseguimento della solidità con un possibile surriscaldamento dei prezzi nel primo semestre del 2021 e una correzione nel secondo semestre, quando le operazioni di fusione e acquisizione aumenteranno, l’entità del QE nel 2022 rappresenterà un’incognita e la paura di lasciarsi scappare occasioni d’acquisto si trasformerà nella paura di detenere titoli costosi in termini storici.