25/02/2021

Aumentano le pressioni inflazionistiche negli Usa

di Advisor Professional

La News

Nel breve periodo diversi segnali sembrano preannunciare un aumento dei prezzi al consumo. Ad esempio il prezzo del petrolio, che a marzo e aprile 2020 è sceso a minimi mai raggiunti prima, ha recuperato quota.
Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea, è tra gli addetti ai lavori che sposa la tesi dell’aumento dei prezzi.

 

Nei prossimi mesi – evidenzia infatti Schmidt - le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente e dovrebbe esserci un aumento dei prezzi al consumo del 3%, almeno negli Usa. In Europa, invece, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro favorirà l'importazione di beni a basso costo, pertanto l’aumento sarà decisamente più moderato”.
 

Le motivazioni che potrebbero portare un aumento dei prezzi vi è l’Iva. A metà dello scorso anno, infatti, molti paesi hanno ridotto l’Iva per dare impulso ai consumi ma con il ritorno alle precedenti aliquote, avvenuto a inizio 2021, i prezzi al consumo sono destinati a risalire.

Secondo la casa di gestione va considerata, anche, la spinta generata dall'orientamento espansivo della politica fiscale e monetaria.

Nel dettaglio, solo negli Usa, da marzo a novembre 2020, la riserva monetaria è aumentata del 25% ed a ciò occorre tenere in considerazione gli stimoli fiscali di entità senza precedenti, il nuovo pacchetto di aiuti da 1.900 miliardi di dollari promesso dal neo presidente Joe Biden e l'innalzamento da 600 a 2 mila dollari degli aiuti finanziari diretti a milioni di cittadini statunitensi.
 

“Finora – sottolinea Schmidt - l’impatto sui prezzi di queste manovre è stato contenuto, perché l'inflazione non dipende soltanto dalla massa monetaria, ma anche dalla rapidità di circolazione del denaro, ovvero dalla frequenza con cui la moneta viene utilizzata per acquistare beni e servizi.

Un tipico esempio è rappresentato dal Giappone che da anni è alle prese con tassi di natalità in calo e con l'invecchiamento della popolazione: poiché la popolazione in età lavorativa è determinante ai fini della crescita del prodotto interno lordo, le aziende riducono i costi e tagliano i salari per sostenere la domanda di beni e servizi, con effetti deflazionistici”.
 

“Questi fenomeni proseguiranno – conclude il Senior Portfolio Manager- anche perché l'economia si sta riprendendo con lentezza, tuttavia nei prossimi mesi le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente, soprattutto negli Usa”.