24/02/2021

L’inflazione è alle porte. Mercati in allerta

di Advisor Professional

La News

Capita continuamente, in autostrada si procede normalmente, poi si è costretti a frenare all’improvviso e ci si trova fermi in coda. Quando ci si rimette in marcia non si scorgono lungo la strada segni che rivelino la causa dell’inattesa interruzione, ci si ferma e si riparte senza capirne la ragione. Analogamente a quanto accade in autostrada, anche la liquidità globale ha superato la soglia critica e i mercati si trovano in una fase di transizione da una condizione all’altra, in fragile equilibrio tra la normalità e la vulnerabilità. Carlo Benetti, market specialist di GAM Investments, sottolinea che “l’aumento delle densità nella liquidità, nei volumi, nella velocità degli scambi, rende le condizioni generali più precarie e fa aumentare le anomalie”.

 

“Le scorribande dei Redditer e dei Robinhooder sono l’equivalente delle code improvvise in autostrada, episodi che ci portano lontanissimi dalla “saggezza delle folle” di cui parla James Surowiecki, ovvero quando la mediana di un numero sufficientemente alto di opinioni approssima con sorprendente precisione un qualsiasi valore reale. L’effetto “saggezza delle folle” è azzerato dall’”effetto Rete”, la voce di quello che parla più forte innesca la frenata della razionalità economica, un fatto che sarebbe senza conseguenze in condizioni ordinarie ma, nel traffico congestionato delle distorsioni causate da tassi bassi, liquidità e costi stracciati per il trading, è causa di stop improvvisi non spiegabili dall’esperienza economica”.

 

Un importante rischio per le economie globali si annida negli aiuti fiscali alle maggiori economie del mondo”, dichiara Benetti.  “A Washington si discute del nuovo pacchetto di 1,9 trilioni di dollari, in Europa i paesi dell’Unione si apprestano a investire le risorse del Next Generation Plan, importi impensabili appena pochi anni fa, e la Cina festeggia l’ingresso nel nuovo anno del Bue con una robusta e credibile ripartenza. C’è chi mette in guardia dagli effetti di nuovi stimoli fiscali. “Non aprite quella porta”, sembra dire Larry Summers, “stimoli di questa dimensione innescheranno pressioni inflazionistiche come non abbiamo visto in una generazione”. Altri non sono altrettanto impensieriti. Paul Krugman ritiene che il costante progresso digitale e le condizioni del mercato del lavoro consentano condizioni di piena occupazione e pieno impiego dei fattori produttivi con solo un “modesto surriscaldamento inflazionistico”.

 

“Un’inflazione in aumento può essere un problema, - sottolinea Benetti - soprattutto per le obbligazioni, ma sarebbe pur sempre il risultato di economie in crescita: con l’affidabilità e l’efficacia dei vaccini, cresce la speranza di un prossimo ritorno alla normalità e corrono le borse, con nuovi record segnati la settimana scorsa dall’indice delle azioni globali. L’idea della ripartenza e del ripristino della normalità alimenta l’ottimismo che amplifica le buone notizie e minimizza quelle meno buone. La speranza è quella del ritorno al “mondo di ieri”, quando la pandemia ancora non esisteva”.

 

“In una fase di transizione come questa è meglio prestare maggior attenzione alla gestione dei rischi piuttosto che al rendimento”, spiega Benetti. “Il gestore attivo che valuta le condizioni del mercato, può decidere di pazientare oppure di orientarsi verso strumenti e classi di attivo meno liquide ma innovative e coerenti con lo scenario e gli obiettivi della gestione. Da una parte il portafoglio cavalca la Grande Reflazione, pronto ad aumentare l’esposizione al “value”, ai settori che tradizionalmente beneficiano delle fasi di espansione come ciclici, finanziari, materie prime e valute legate alle materie prime. Dall’altra però cerca protezione con obbligazioni legate all’inflazione e, per diminuire la direzionalità, con titoli legati alle assicurazioni. Le obbligazioni emergenti presentano condizioni ideali: buone prospettive di crescita economica, supporto delle banche centrali e valutazioni decisamente più interessanti rispetto al credito delle economie avanzate”, conclude lo specialist.