27/01/2021

Il destino del dollaro nella view di Carmignac

di Advisor Professional

La News

Nel 2020 è stata la politica monetaria straordinariamente accomodante condotta dalle principali Banche Centrali a sostenere più che mai il prezzo degli asset finanziari.

“Di conseguenza, nel momento in cui la campagna vaccinale su scala mondiale contro il Covid consente ad oggi di prevedere una ripresa economica nel giro di alcuni mesi, la conferma quasi certa del mantenimento di questa politica monetaria nel 2021, e addirittura oltre, sostiene fortemente i mercati azionari – riassume la situazione Didier Saint-Georges, Head of Portfolio Advisors, Managing Director e membro del Comitato Strategico di Investimento di Carmignac - Sui mercati la politica monetaria amplifica l’effetto atteso dei vaccini. Questa constatazione spiega e giustifica l’ottimismo generalizzato che ormai da alcuni mesi ha preso il sopravvento”.

L’annuncio dei primi vaccini lo scorso novembre e l’inizio della loro distribuzione hanno dato avvio a una nuova fase sui mercati, quella dell’aspettativa per la fine della crisi. “L’orizzonte del secondo e terzo trimestre dell’anno è stato rapidamente ritenuto dagli economisti come quello in cui si dovrebbe registrare il tanto atteso rimbalzo dell’attività economica - continua il manager di Carmignac - Questo fenomeno avrebbe luogo poiché, con il raggiungimento della soglia critica delle campagne vaccinali, sarebbe possibile per i consumatori riacquistare la fiducia, e assecondare il loro desiderio di consumi, represso per tanto tempo, attingendo finalmente all’eccedenza dei risparmi accumulati a titolo precauzionale. Questo slancio verrebbe probabilmente raddoppiato dall’accelerazione nella ricostituzione delle scorte, già avviata dalle imprese. Il percorso di un ritorno alla mobilità dei consumatori e alla normalizzazione delle attività di servizi è ormai stato tracciato”.

Come posizionarsi quindi? “Siamo preoccupati per il posizionamento degli investitori all’inizio dell’anno, fortemente basato sul consensus. Manteniamo tuttavia una view abbastanza positiva a breve termine sui mercati azionari, poiché i governi si sono dichiarati pronti a intensificare il loro sostegno, fintanto che l’effetto dei vaccini non sarà ancora sufficiente a costituirne l’alternativa. A medio termine, ciò che alimenta il nostro pensiero strategico è la tensione che sta emergendo. Da un lato l’influenza positiva dal punto di vista economico di un controllo assoluto del Congresso statunitense da parte di una maggioranza democratica, eletta sulla base di un programma di forti stimoli fiscali, e dall’altro gli squilibri potenzialmente associati a tale prospettiva”.

Quest’anno ricorre il 50esimo anniversario della fine del regime di convertibilità in oro del dollaro (e a cascata delle altre valute). Nel 1971 iniziò il rapido deprezzamento del biglietto verde, e ora?

“Il passaggio del Senato statunitense in campo democratico alimenta un dibattito sempre più acceso sul rischio di inflazione, da cui tutto oggi dipende: i tassi d’interesse, ovviamente, ma anche le valutazioni dei mercati azionari, oltre al destino dei circa 18mila miliardi di debito governativo a tassi negativi - spiega Saint-Georges - Tuttavia bisogna tenere presente che la maggioranza democratica sarà estremamente fragile, e per molte votazioni sarà necessario il sostegno dei rappresentanti moderati, quindi sussistono poche probabilità che le misure più radicali del programma economico vengano attuate, anche se prevediamo nuovi e significativi stimoli fiscali nel 2021”.

Senza contare che il livello di sottoccupazione e le capacità produttive in eccesso sono ancora notevoli, e le pressioni disinflazionistiche strutturali, quali i fattori demografici e le innovazioni tecnologiche, restano forti.

“Riteniamo pertanto che il rischio di ripresa dell’inflazione sia ridotto nel 2021 - mette in chiaro il manager di Carmignac - Inoltre, mentre un certo volume di spesa per gli investimenti, in particolare nelle infrastrutture, è in linea con il consensus, le principali misure di inasprimento della pressione fiscale saranno invece duramente osteggiate, a maggior ragione in un contesto di crescita debole. In base alle nostre stime, la crescita economica potrebbe ridurre il deficit di bilancio degli Stati Uniti dal 16% al 10%-11% nel 2021, cosa che i mercati e la Fed dovrebbero essere in grado di finanziare senza troppe difficoltà. Avrebbe quindi senso che il dollaro continuasse a indebolirsi nel 2021, ma senza registrare un crollo”.