19/01/2021

Investimenti azionari multi-fattoriali alla prova

di Advisor Professional

La News

Nel 2020 l’investimento azionario multi-fattoriale ha sottoperformato, dopo che una rosa ristretta di azioni “growth” ha fatto mangiare un bel po’ di polvere al resto del gruppo. Il chief market strategist Daniel Morris (DM) e il vice-responsabile del gruppo di ricerca quantitativa Raul Leote de Carvalho (RLC) analizzano le prospettive dei portafogli azionari multi-fattoriali.

 

L’andamento dell’investimento fattoriale in azioni nel 2020 ha deluso. Questo approccio è ancora valido? Gli esperti di BNP Paribas AM sono convinti che la strategia si rivelerà ancora efficace in futuro e analizzano le prospettive dei portafogli azionari multi-fattoriali.

Solitamente, le strategie azionari quantitative si basano su una combinazione di cinque elementi che confluiscono nell’investimento azionario multi-fattoriale: qualità, momentum, basso rischio, valore e dimensione. La sottoperformance di quest’anno è, secondo gli esperti, da attribuire a due “colpevoli”: innanzitutto, il fattore Valore (acquistare i titoli più convenienti), che si è mosso con grande fatica praticamente ovunque. Per la verità, la sottoperformance delle strategie azionarie multi-fattoriali nel 2020 è pressoché interamente dovuta a un anno pessimo per lo stile “value”.

In secondo luogo, il fattore Dimensione (acquistare i titoli delle società a minore capitalizzazione) ha inciso in segno negativo visto che una rosa ristretta di titoli tecnologici principalmente delle cosiddette “mega-cap” ha superato il resto del mercato. Alcune strategie azionarie multi-fattoriali hanno un orientamento verso le small cap, che in questo 2020 le ha penalizzate.

Dal nuovo studio redatto dal gruppo di ricerca quantitativa di BNP Paribas AM, emerge come nei mercati globali, negli Stati Uniti e in Europa, solo i fattori “valore” e “dimensione” hanno sottoperformato. “Al contrario, la qualità ha generato risultati estremamente positivi in tutte le regioni, come pure il fattore momentum. L’andamento del fattore “basso rischio” varia a seconda della zona geografica, ma in precedenza era positivo su tutta la linea” spiegano gli esperti.

Non è la prima volta che lo stile “value” riscontra qualche difficoltà. Ad esempio, era rimasto molto indietro anche dopo lo scoppio della bolla azionaria delle dotcom nel 1998/2000, salvo poi riprendersi. Quest’anno, tuttavia, la sottoperformance dei portafogli orientati al valore è stata particolarmente marcata. “Secondo la nostra ricerca, mai nessun altro fattore aveva subito perdite analoghe prima. Da inizio novembre, però, abbiamo notato una correzione, con i titoli value che hanno iniziato a superare le controparti growth” spiegano ancora gli esperti. Si tratta di una dinamica temporanea o di una vera e propria inversione di tendenza?

Tutte le strategie hanno i loro alti e bassi, e questo vale anche per il value. Si è accennato alla bolla delle dotcom, ma anche la fase immediatamente successiva alla crisi finanziaria globale del 2008 non è stata per niente semplice. “Proprio come nei precedenti periodi di sottoperformance, anche oggi i fattori “value” sono a livelli estremamente bassi e altrettanto estrema è la dispersione delle valutazioni fra titoli convenienti e costosi. Anche indovinare le tempistiche giuste è difficile. Il nostro approccio prevede di restare sempre investiti, ma se così non fosse questo sarebbe un buon momento per entrare sul mercato” prosegue il team di BNP Paribas AM, che conclude: “Ci aspettiamo che le performance di queste strategie torneranno presto a normalizzarsi o forse hanno già iniziato a farlo”.