02/12/2020

Dollaro Usa, è la fine del ciclo rialzista?

di Advisor Professional

La News

Cosa sta accadendo al dollaro Usa? Si tratta di una debolezza temporanea o siamo al termine di un ciclo rialzista che dura oramai da un decennio? Gli esperti di Capital Group analizzano le ragioni alla base dell’attuale andamento del dollaro e quali possono essere le implicazioni per gli investitori. Secondo il team fixed income di Capital Group quella in atto potrebbe essere non una semplice pausa del trend rialzista, bensì una vera e propria svolta ribassista per il dollaro, legata ai recenti cambiamenti attuati nella politica fiscale e monetaria in risposta alle ricadute economiche della pandemia, insieme alla crescente incertezza sulla politica economica. In particolare, gli esperti individuano tre tendenze importanti che condizioneranno l’andamento del biglietto verde: la convergenza della politica monetaria tra le economie avanzate, l'aumento vertiginoso del disavanzo di bilancio federale e i notevoli cambiamenti nei flussi commerciali globali.

 

Riguardo al primo punto gli esperti evidenziano che i massicci stimoli monetari e i tagli ai tassi d'interesse attuati dalla Fed in risposta alla pandemia sono alla base di gran parte dei timori in merito a un potenziale ciclo ribassista del dollaro. Tali misure hanno infatti limitato il sostegno offerto alla valuta, riducendo drasticamente il vantaggio di rendimento reale dei titoli di Stato USA rispetto a quelli emessi in altre economie avanzate. Quanto al disavanzo del bilancio federale, le misure messe in campo dal governo per contrastare la crisi l’hanno fatto aumentare a dismisura, e tutti i provvedimenti che potrebbero essere attuati per ridurlo accentuerebbero il trend ribassista del dollaro. Infine, un terzo fattore che potrebbe minare il ciclo rialzista del dollaro è la tendenza verso la localizzazione della catena di approvvigionamento, ovvero un rallentamento o un'inversione di tendenza nel commercio globale.

In tale contesto gli esperti di Capital Group ritengono che il dollaro potrebbe trovarsi nella fase iniziale di un ciclo ribassista, anche se l'esatta tempistica del susseguirsi dei cicli è storicamente difficile da valutare. Anche in tal caso, il dollaro potrebbe ricevere un certo sostegno a breve termine da parte di fattori esterni, come un potenziale rallentamento delle economie europee in seguito all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea alla fine dell'anno.

 

Quali saranno le implicazioni per gli investimenti di questa inversione del trend del dollaro? “Gli investitori farebbero bene a diversificare parte della loro esposizione investendo in obbligazioni globali, per esempio perseguendo una strategia obbligazionaria globale core con gestione attiva e valutaria. Coloro che cercano di ottimizzare la generazione di reddito potrebbero invece optare per un'allocazione al debito dei mercati emergenti, incluse le loro valute, asset class che storicamente ha registrato una buona performance durante i mercati ribassisti del dollaro” spiega il team. “Nell'ultimo decennio, con il diminuire del rischio politico in molte economie dei mercati emergenti e la maggiore ortodossia delle loro politiche monetarie e fiscali, il rapporto rischio/rendimento è migliorato notevolmente”.
 

Detto questo, “molti mercati emergenti si trovano ad affrontare sfide a breve termine tra cui la possibilità di un'ulteriore limitazione del commercio globale e l'aumento dell'onere del debito in un momento in cui le prospettive dell'economia globale rimangono altamente incerte. Inoltre, dato il maggiore rischio posto dai mercati emergenti rispetto alle strategie obbligazionarie globali core, riteniamo che una gestione attiva sia essenziale. L'approccio specifico dipende dagli obiettivi di investimento del singolo investitore e dalla sua tolleranza al rischio”. Tuttavia, dato che potremmo essere all'inizio di un ciclo di indebolimento del dollaro, Capital Group conclude che gli investitori possano trarre vantaggio dall'inclusione di partecipazioni diversificate non in dollari nell'ambito della loro strategia globale di asset allocation.