27/11/2020

Dove investire in tempi di pandemia?

di Advisor Professional

La News

Le performance azionarie asiatiche, nell’ultimo anno, sono state trainate dai titoli dell’Asia settentrionale. Discorso diverso per i titoli dell’Asia sud-orientale, e dell’India, in ritardo rispetto a quelli dell’Asia settentrionale.
La motivazione di questo gap? La gestione della pandemia e, nello specifico, le eccezionali misure di stimolo fiscale e monetario poste in essere per contrastare il rallentamento economico causato dal Covid19. L’abituale normativa fiscale, infatti, è stata messa da parte in tutti i paesi asiatici. I governi hanno cercato di compensare l’impatto economico della crisi sanitaria riuscendo a fa salire il debito pubblico in misura sostanziale.


Secondo gli analisti di BNP Paribas, un’altra motivazione alla base della “solidità” dei mercati azionari asiatici è l’azione delle banche centrali globali. I maestosi interventi di allentamento monetario guidati dalla Federal Reserve hanno consentito alle banche centrali asiatiche di adottare misure straordinarie senza subire ripercussioni significative sul mercato valutario. 

A titolo di esempio – evidenziano dalla casa di gestione – è possibile citare l’acquisto diretto da parte della banca centrale indonesiana del debito sovrano nazionale. In passato questo avrebbe provocato ingenti deflussi di capitale, mentre in questa occasione non abbiamo assistito ad alcuna fuga di capitali.

 

L’Asia – sottolineano da BNP Paribas - sta acquisendo il ruolo di motore della crescita globale, con la Cina che rappresenta l’hub commerciale della regione. I leader di 15 nazioni della regione Asia-Pacifico hanno appena firmato, dopo quasi un decennio di trattative, uno degli accordi commerciali più importanti della storia, cercando di ridurre le barriere in un’area che accoglie un terzo della popolazione e della produzione economica mondiale.

Il Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) rappresenta uno dei maggiori passi compiuti nella regione verso l’integrazione economica. Entro il 2030 potrebbe aggiungere all’economia globale quasi 200 miliardi di dollari USA l’anno. L’RCEP si fonda su gran parte degli accordi in essere siglati dai 10 membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam) e li accorpa in un unico patto multilaterale con Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud.

Sostituendo un insieme eterogeneo di intese separate con un unico accordo, l’RCEP conduce l’Asia verso la costituzione di un’area commerciale coerente come l’Unione europea o il Nord America, anche se non si prevede una netta riduzione delle tariffe complessive.
 

È probabile che l’Asia sarà la sola regione al mondo a registrare una crescita effettiva del PIL nel 2020 e nel 2021. L’emergere di commerci sostenuti nella regione asiatica ha fornito alle economie un’ancora e consentito loro di resistere al rallentamento dell’attività economica globale. Secondo gli esperti della casa di gestione, alcuni Paesi beneficiare della necessità di diversificarsi dalle forniture cinesi, ma la realtà è che ci vorrà moltissimo tempo a causa dei massicci consumi ed esportazioni della Cina. L’Asia, Cina esclusa, dovrebbe beneficiarne, ma l’interdipendenza è semplicemente troppo marcata perché si possa assistere a un cambiamento nel medio termine.

 

L’impatto della pandemia favorisce chiaramente le società che hanno avuto l’accortezza di sviluppare una strategia online e di rifocalizzarsi sulla logistica per servire i clienti digitali. La logistica può anche essere poco affascinante, ma è fondamentale perché una strategia online funzioni, e non solo in Asia. Ci sarà – ammoniscono gli esperti - una sovraperformance da parte di queste società ampiamente orientate al digitale.
La pandemia ha inoltre sconvolto le aspettative a lungo termine che ancoravano le valutazioni e gli utili delle società; ad esempio, quelle del settore immobiliare per il quale il tasso di occupazione degli uffici è sceso al di sotto del 50% negli hub centrali di Singapore, Hong Kong, Pechino e Shanghai, ma anche quelle del settore alberghiero.

 

Per quanto riguarda le aspettative di rischio/rendimento, è opportuno tenere conto anche del contesto monetario. In Asia ci stiamo avvicinando a tassi di rendimento pari a zero o negativi, con i rendimenti del reddito fisso compressi ai minimi storici. Questo – fanno sapere da BNP Paribas - spinge gli asset allocator e i grandi investitori verso la ricerca di rendimenti, lasciando loro come unica scelta gli attivi più rischiosi come le azioni.
Viste le prospettive di crescita della regione, le azioni asiatiche sono ben collocate per beneficiare di questa ricerca di rendimenti.

 

L’Asia è, di fatto, anche l’unica regione la cui quota di capitalizzazione di mercato a livello mondiale è drasticamente cresciuta nel corso dell’ultimo decennio e continua ad aumentare.

Tuttavia, molti investitori non hanno alcuna esposizione all’Asia: la regione rappresenta circa il 20% della capitalizzazione di mercato globale, ma solo il 4% dell’indice MSCI World. Aumentare le loro proprie posizioni di sottopeso in azioni asiatiche appare, quindi, decisamente remunerativo per gli investitori.