19/11/2020

Attenzione alla curva dei rendimenti Usa

di Advisor Professional

La News

“La disoccupazione è calata, ma è calato anche il tasso di partecipazione e di conseguenza anche la popolazione attiva: non si tratta necessariamente di un buon segnale”. Così Jim Caron, Managing Director del Global Fixed Income Team di Morgan Stanley IM.

 

“È un fatto molto preoccupante, perché temiamo che questo trend continuerà, anzi, crediamo sia molto probabile che i dati occupazionali migliori ce li siamo ormai lasciati alle spalle – prosegue Caron - Con il cambio di stagione, che porta alla scomparsa di alcuni lavori stagionali, la disoccupazione aumenterà. Sappiamo inoltre che in Europa il coronavirus si sta nuovamente diffondendo e stiamo assistendo a un aumento dei contagi. L’ultima volta che è successo in Europa, lo stesso è avvenuto anche negli USA: non è una previsione, ma stiamo semplicemente osservando il trend”.

Al Congresso intanto il “tira e molla” tra Repubblicani e Democratici su un pacchetto di stimoli (500 miliardi di dollari l’offerta della maggioranza Repubblicana al Senato, inferiore alla proposta da 2,2 trilioni dei Democratici approvata alla Camera) slitta chiaramente quindi a dopo le elezioni.

 

Nel frattempo le obbligazioni trentennali sono sopra all’1,5%, e iniziano a uscire dal range in cui sono rimaste di recente - spiega il Managing Director di Morgan Stanley IM – Gli aumenti della spesa pubblica, del supporto fiscale, della spesa per le infrastrutture sono tutte misure che comporteranno un aumento dell’inflazione attesa. Il che non sarebbe male, perché l’inflazione è bassa e dovrebbe salire un po’.

I margini per farlo ci sono. Ma sul mercato il premio per il rischio di inflazione sta aumentando: lo si vede nell’irripidimento della curva dei rendimenti e nei rendimenti obbligazionari che, per quanto ancora bassissimi, stanno raggiungendo il margine superiore del range in cui rientrano da giugno”.

 

Guardando ai corporate bond, sia gli investment grade sia gli high yield hanno recuperato terreno, anche se ora si stanno stabilizzando: “Non dimentichiamo che la Fed non solo determina i tassi, ma è anche impegnata a mantenere bassi i tassi per molto tempo - conferma Caron - Forse non ci saranno rialzi fino al 2024 o persino al 2025. Quindi, anche se i rendimenti decennali e trentennali stanno aumentando, dubitiamo che possano crescere più di tanto”.

Tutte queste circostanze stanno spingendo al ribasso i rendimenti dei TIPS indicizzati all’inflazione a 10 anni, mentre i tassi di breakeven sono risaliti all’1,65%.

 

“Il premio per il rischio di inflazione sta indubbiamente aumentando, indebolendo il dollaro - spiega Caron - E il dollaro inizia a calare leggermente dai suoi massimi. Rendimenti reali più bassi e dollaro più debole preannunciano un aumento della propensione al rischio.

Attualmente gli operatori si chiedono sconcertati se il ribasso vi è già stato e se avrebbero già dovuto comprare o se è imminente un ulteriore ribasso: ci aspetta un periodo di grande turbolenza, ma da quanto mi risulta, i portafogli sono posizionati molto meglio, il rischio è ridotto, le riserve di liquidità sono elevate e anche i livelli di liquidità sono aumentati”.